Andrea Cinalli
Serialità ignorata
27 Settembre Set 2012 1216 27 settembre 2012

Zoccolette di nero vestite

Ribattezzata dalla critica come “Tween” Peaks, Pretty Little Liars procede spedita il suo percorso in tv. Ma dopo la deludente terza season, per gli adepti è già storia vecchia

La ricetta per un teen thriller di successo? Prendete una cricca di liceali naif, sbatteteli in una linda cittadina di provincia. Impiastricciate il tutto con una generosa dose di buoni sentimenti, per dissimulare omicidi, ricatti e inciuci vari. Guarnite l'intruglio con uno stalker onnipresente che non disdegna commettere assassinii e avrete un appetitoso amalgama delle trame che si intersecano in "Pretty Little Liars", teendrama dalle venature thriller di chiara ascendenza twinpeaksiana.
Okay, non storcete il naso, niente sorrisetti di scherno: il titolo non inquadra neppure lontanamente le atmosfere tese e lugubri che contrassegnano i primi due cicli del telefilm; e se se lo fosse accaparrato la HBO certamente gli avrebbe conferito un più calzante “Pretty Little Bitches”, per dire.
Ma ahinoi la serie è in onda sulla ABC Family, un marchio che subito denota il politically correct di cui sono inzaccherati i suoi prodotti: nella sua scuderia torreggiano infatti “Make It Or Break It” e “La Vita Segreta di Una Teenager Americana”. E un giallo come “Pretty” non poteva certo ritagliarsi un cantuccio nella programmazione senza quella patina di perbenismo che avviluppa alcune vicende delle protagoniste, come le love affairs. È dunque necessario portare pazienza e sorbirsi quegli sporadici momenti stucchevoli. Un piccolo sforzo che – a giudicare dal resto della serie, avvincente e adrenalinica – viene lautamente ripagato.

Passiamo alle protagoniste senza ulteriori digressioni. Loro – le “liars” – sono quattro: Aria, Spencer, Emily e Hanna. Se non si conta Alison, la stronza per eccellenza della cui tragica dipartita apprendiamo nella puntata pilota, proprio quando le quattro iniziano a ricevere SMS anonimi siglati da una certa -A, che le ricatta coi segreti più scabrosi, quelli che solo l'amica defunta conosceva. Saranno pure ingenue, le nostre bugiarde, ma non così stolte da non intuire che dietro l'inquietante stalker possa nascondersi quella volpe di Alison, che era solita escogitare giochetti perversi.
Che sia ancora viva? Se sì, perché darsi alla macchia e architettare nell'ombra tale piano diabolico? Se no, chi l'avrà uccisa e si fingerà di essere lei? Una pioggia di interrogativi che, episodio dopo episodio, minaccia di farsi sempre più fitta: un passo avanti verso le risposte comporta tremila passi indietro innescando nuovi dubbi e misteri. “Pretty Little Liars” funziona così: se ti addentri in quell'inestricabile groviglio di intrighi raramente riesci a uscirne.

Per alleggerire il piatto – a beneficio del target giovanile – gli autori vi insinuano pure le liason delle ragazze: qualche scena per cui – come già accennato – conviene armarsi di sana pazienza. Tanta pazienza.
Stendiamo poi un velo pietoso sulla terza stagione, che pretende di dilatare le storyline in buona sostanza giunte al capolinea. Già, perché è nel finale della season 2 che si raggiunge l'apice narrativo, con l'identità di -A svelata e uno dei killer di Alison smascherato. Finale che ha tenuto incollati al teleschermo 3,6 milioni di telespettatori con punte sopra i 4 milioni, strabiliante traguardo non solo per la serie, ma anche per la ABC Family, non avvezza a simili indici d'ascolto.
Il folto pubblico ovviamente non è composto da orde di ragazzine sbavanti con gli ormoni in subbuglio. Non solo, perlomeno. Davanti al teleschermo stazionano anche gli adepti di grandi serial arzigogolati, uno su tutti "Twin Peaks".
Non è un caso che la showrunner, Marlene King, quando nel 2009 propose il concept di serie ai capoccia di rete, lo presentò come un “Twin Peaks” giovane, epurato solo da riflessioni metafisiche e svolte fantasy.

Proprio con il capolavoro di David Lynch, imperniato sull'assassinio di Laura Palmer, si sprecano analogie e strizzate d'occhio: anche in “Pretty” ci sono un agente Cooper, personaggi criptici come la signora Ceppo (esempio la – finta? – cieca Jenna Marshall, prima indiziata per le ragazze), un James Hurley costantemente in sella alla proprio moto (Toby), per non parlare di una liceale morta ammazzata ricalcata pari pari sulla figura di Laura Palmer (Alison), seguita a ruota dalla cugina Maddie (da identificare con Maya St. German, la nuova arrivata in città uccisa al termine del secondo capitolo). E se questi parallelismi non vi bastassero, beccatevi qui sotto l'omaggio di Pretty al predecessore, in cui Cooper mostra alle protagoniste - al minuto 7:35 - il video girato poco prima della morte della giovane (esattamente come Dale Cooper aveva esibito all'amica Donna Hayward le immagini di Laura immortalate durante un picnic in campagna).
Della serie “a volte ritornano. Ma in altre sembianze”.

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