Mambo
28 Settembre Set 2012 0732 28 settembre 2012

L’ipotesi del Monti bis scompiglia il centrosinistra, ma non annulla il valore del voto

I tecnici ci hanno preso gusto. In due giorni due di loro, fra i più prestigiosi, parlo di Mario Monti e di Andrea Riccardi, hanno alluso a soluzioni di governo senza i politici. Monti ha dato la propria disponibilità per un Monti bis. Riccardi ha parlato di una figura indipendente per la carica di sindaco di Roma e, se le cose hanno un senso, forse ha la stessa opinione per il futuro presidente della regione Lazio. Era inevitabile che tutto ciò accadesse. Era inevitabile anche perché la crisi d’immagine della politica rende assai popolare presso vasti settori di opinione pubblica l’indicazione di figure indipendenti per incarichi elettivi. Il caso Fiorito è stato devastante per tutta la politica non solo per la giunta Polverini e per il Pdl. Nel caso di Roma probabilmente l’indicazione di Riccardi potrà essere raccolta dalle forze centriste, mentre per il Pd è assai difficile rinunciare a Zingaretti. Altra cosa è la presidenza della regione dove il Pd mostra di non avere candidati trascinanti a meno che non si inventi una soluzione di grande rinnovamento.

Il caso Monti è ovviamente quello più interessante e quello che più scompiglia il campo del centro-sinistra. Considero scontata la dichiarazione di Monti e in sè persino banale. L’attuale premier ha detto una cosa normale, cioè che sarebbe disponibile a restare a Palazzo Chigi se le forze politiche glielo chiederanno. Non avrebbe avuto senso una dichiarazione di tenore opposto. È altrettanto normale che non si presenti alle elezioni, tra l’altro perché senatore a vita. Le sue parole sono servite a dare assicurazione ai mercati e al mondo internazionale che gli riconosce autorevolezza e serietà cosa di cui le forze politiche italiane devono tener conto. La ridiscesa in campo di Monti crea numerosi problemi al Pd. Il principale è quello di rendere inutili le primarie. Se esiste la possibilità che venga riconfermato Monti perchè dannarsi l’anima nello scontro Renzi-Bersani? I due competitor escludono che dopo le prossime elezioni ci sia ancora spazio per un premier tecnici e vorrebbero l’attuale premier nel governo come ministro del tesoro. L’argomento che usano è che la soluzione tecnica renderebbe inutili non tanto le primarie, poco male, ma le elezioni politiche in quanto toglierebbe ad esser il valore di far sceglier ai cittadini il premier. Qui c’è l’errore di entrambi.

Le elezioni non scelgono il premier malgrado Berlusconi, con la trovata del nome sulla lista, abbia cercato di introdurre questa modifica dell’assetto costituzionale. Il premier lo indica il Quirinale e lo vota il Parlamento. L’incaricato può essere un tecinco, cioè fuori del parlamento, e ormai Monti non lo è più, ma la maggioranza è in ogni caso politica. La natura del consenso al premier tecnico invece ha a che fare con le indicazioni elettorali. Una schiacciante maggioranza ad una parte dello schieramento politico potrebbe dare al premier tecnico una solidità parlamentare e una indicazione di priorità programmatica. Insomma il Monti bis non annullerebbe il significato e il valore del voto. Quello su cui il Pd deve riflettere non è tanto il tema del commissariamento della politica che l’incarico bis a Monti potrebbe configurare quanto la possibiltà di dare al voto il senso di approvare le scelte finora fatte dal Pd e di dare al Pd il consenso per influire maggiormente sul programma del governo bis di Monti. Tutto il mondo politico deve tenere conto del fatto che è uno spreco l’accantonamento dell’attuale premier di fronte al suo consenso internazionale e nei sondaggi italiani. È giusto che i politici siano risentiti, che alcuni, si sentano ingiustamente penalizzati, ma la crisi di immagine della politica non l’hanno creata i tecnici. Per il Pd sarebbe tragico se si trovasse a contrastare l’ipotesi Monti e poi fosse costretto, dai risultati elettorali e dalla pressione internazionale ad accettarla. Meglio prima che dopo.

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