Rodolfo Toè
Iota
28 Settembre Set 2012 1008 28 settembre 2012

Raccontare la Bosnia Erzegovina. Attraverso i suoi treni.

Un bel documentario, dal titolo "Dayton Express : Bosnian Railroads and the paradox of integration" parla delle difficoltà della repubblica bosniaca di oggi. I problemi del paese sono noti: quello che sorprende di questo lavoro, che potete consultare in internet gratuitamente a questo indirizzo (www.daytonexpress.org : il documentario è sottotitolato in Inglese) è l'angolo con cui si è deciso di raccontarli. Quello dei treni, una rete efficientissima prima della fine della Jugoslavia e che oggi (come ben sa chi si è trovato a doverli usare almeno una volta) ben rappresenta i limiti e le contraddizioni del Paese.

Il documentario è corto ed diviso in più parti. Nella prima, gli autori raccontano il viaggio da Bihać, città della Bosnia-Erzegovina occidentale, a Sarajevo. Un viaggio interminabile: “Prima della guerra la rete ferroviaria del nostro Cantone era la più sviluppata del paese” dice un viaggiatore, “circa 70 treni al giorno transitavano sulla nostra rete. Ora, questo è l'unico convoglio passeggeri rimasto”.

Treni che vengono conservati solo "per ragioni politiche", per dare l'apparenza di una normalità che non c'è. Treni che impiegano undici ore per percorrere 560 chilometri. Una metafora riuscita della tragica transizione dalla Jugoslavia all'indipendenza. I treni raccontano i drammi della Bosnia contemporanea. “Mi vengono le lacrime agli occhi quando penso ai vecchi tempi. Allora non c'erano Musulmani, Serbi o Croati … ora non puoi nemmeno salire su un treno senza dovere attraversare un confine. E' come vivere in una riserva”.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook