Nuovo Mondo
29 Settembre Set 2012 1855 29 settembre 2012

Giornalisti fermati a Cuba: per favore non parlate di regime

Tuonano tutti contro il regime cubano, colpevole di censura, di trattenuta ingiustificata di quattro giornalisti italiani, ma chi li ha mandati in cerca dello scoop a tutti i costi è il vero responsabile e in un nessun altro paese, con una richiesta di estradizione recepita, l’ingresso non autorizzato in una casa sotto controllo sarebbe stato punito, tranne in Italia dove il gossip supera la giustizia.

Purtroppo da ieri Ilaria Cavo ed il suo cameraman Fabio Tricarico di Mediaset Videonews, Domenico Pecile del Messaggero Veneto (che ha già pubblicato peraltro un pezzo abbastanza completo, non bastava?) e Stefano Cavicchi, fotoreporter del Corriere della Sera sono sotto processo per essere entrati con un visto turistico che non autorizza all’attività giornalistica, dopo esseri stati fermati per alcun ore, interrogati e poi rilasciati.

Lo stesso Cavicchi ha affermato che sei uomini sono entrati nella casa di Reiver Laborde Rico (sospettato in Italia insieme con la sorellastra tuttora detenuta del feroce assassinio della coppia di coniugi Rosetta Sostero e Paolo Burgato) dove erano presenti per filmare e cercare contatti dell’indiziato ed hanno sequestrato l’intera strumentazione con il materiale videofotografico già realizzato ed i loro cellulari per poi interrogarlo per circa dieci ore e trasportarli in una stanza di hotel in attesa del giudizio.

Nulla di scandaloso, visto che i giornalisti in realtà rischiano soltanto l’espulsione definitiva dal paese, sebbene in Italia non la pensino così e già siano affiorate le parole «censura», «regime», con rimostranze alla diplomazia italiana per mancanza di libertà giornalistica. In realtà sono tanti che provano ad entrare con un visto turistico per filmare, intervistare, documentare e tutti sono ben consapevoli che a Cuba tutto ciò è vietato ma anche che la rigidità riguarda più questioni politiche e questo fa pensare che ci sarà presto una soluzione.

Il vero problema è l’imbarazzo che questa storia può creare a livello diplomatico, anche perché gli agenti cubani da tempo sorvegliavano la casa, le autorità giudiziarie stanno valutando l’estradizione, anche perché i rapporti con Cuba non sono difficili e la fuoriuscita di foto e dichiarazioni di e su Reiver Laborde sarebbe stata una grande arma giornalistica ma anche un colpo beffardo che avrebbe potuto indispettire le autorità cubane. La politica non c’entra nulla e neppure la libertà ma quando si parla di Cuba.


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