Officine Democratiche
2 Ottobre Ott 2012 1419 02 ottobre 2012

Due idee con cui le infrastrutture ci faranno tornare a crescere

di MAURO GRASSI - http://www.officinedemocratiche.it

Quando si parla di infrastrutture non si deve far riferimento soltanto a quelle della mobilità (strade, ponti, porti e così via) ma anche alle nuove infrastrutture di rete (informatica) e alle infrastrutture ambientali (acqua, rifiuti, gas, etc).
Il complesso di queste infrastrutture potrebbe essere un volano importante per il rilancio dell’economia sia nel breve periodo (ripresa del ciclo) sia nel lungo periodo (un paese più strutturato). I capisaldi del nuovo ciclo di infrastrutturazione devono essere:

a)Capacità di valutazione economica, finanziaria, ambientale e tecnica. Basta con i progetti che fanno acqua da tutte le parti e che sono preda degli “stop and go” della burocrazia e della politica. Le agenzie tecniche devono produrre progetti sostenibili, fattibili, trasparenti e partecipabili.

b)Non c’è una differenza fra Grandi Progetti e Piccoli Progetti, ma solo fra progetti utili, equilibrati e fattibili e progetti inutili e insostenibili.

c)Il project financing, laddove i progetti sono ben valutati in tutte le fasi, deve essere lo strumento principale di finanziamento: in cui sia chiara la quota di pubblico e di privato, in cui siano certi i tempi e in cui sia trasparente la modalità di assegnazione dell’intervento.

d)Le valutazioni ambientali dei progetti e la connessa partecipazione dei cittadini non devono essere né una “noia” per i progettisti né un “esame continuo e incerto” da superare ma piuttosto le modalità normali con cui si realizza un progetto, perdendo in tal modo, l’idea di conflitto che è insito in molte esperienze del nostro paese.

Anche la città è una importante infrastruttura. Bisogna ripensare all’Urbanistica avendo in mente, anche in questo ambito, la sostenibilità e la qualità degli interventi. Per far questo occorre mettere decisi vincoli all’espansione urbana (limitare al massimo il consumo di suolo), una attenzione elevata ai territori sensibili (rischio idraulico e sismico, tutela paesaggistica) e puntare decisamente alla riqualificazione e al recupero della città costruita attraverso progetti di qualità ed equilibrati dal punto di vista ambientale, economico e finanziario. Che diano “senso” al vivere urbano (sia con la scelta di “segni architettonici e urbani” non banali, sia con il senso di utilità e di funzionalità “tipici” della città). Le città vanno ripensate e ricostruite mettendo al centro la vivibilità urbana e la mobilità leggera. E con esse l’efficienza operativa e organizzativa delle relazioni e degli scambi.

Sia per le città che per le infrastrutture e procedure devono essere improntate ai principi di semplificazione, valutazione, efficienza, trasparenza e sostenibilità ambientale.

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