Una figlia come te
2 Ottobre Ott 2012 1559 02 ottobre 2012

Io mamma, no Jane. Ovvero: comincio a calarmi nel personaggio

Alla fine è arrivata la tanto attesa chiamata. Niente di mistico, solo l’ostetrica della clinica dove andrò a partorire che mi avvertiva dell’inizio del corso pre-parto. Un po’ come dire: ok, i giochi sono fatti, ora si fa tutto serio.

Fino a qualche tempo fa la fatidica DPP – o data X, come la chiama qualche amico – mi sembrava un giorno lontano in una realtà parallela. In fondo, pur con qualche cambiamento, ogni giorno ero sempre io. A volte un po’ nauseata, altre un po’ sciancata, ma alla fine io.

Ora, invece, comincio a calarmi nel ruolo di un altro personaggio. Sarà per il volume del mio girovita, per la simpatia del pizzicagnolo (“Quando lo sforniamo questo cocomero?”). Sarà soprattutto per l’agenda che si infittisce di appuntamenti mammeschi: cominciare il corso pre-parto, cominciare il monitoraggio settimanale, andare a ritirare il trio navicella-ovetto-passeggino, ricordarsi di telefonare al negozio di mobili per sapere se è arrivata la cameretta, comprare un altro paio di tutine per la famigerata “borsa”, e i pannolini me li devo portare da casa?

Tutti questi impegni, oltre che sulla mia personalità, hanno un effetto devastante sulla mia vita quotidiana. Nel senso che non riesco a pensare ad altro. Come una fissazione, ma patologica e soprattutto dall’apparenza così superficiale da farmi sentire davvero rincretinita.

Insomma, più che calarmi io nel personaggio credo sia il personaggio-mamma che si stia impossessando piano piano di me. Agisce subdolamente, a mia insaputa, convincendomi dell’importanza di cose che prima non avrei mai considerato degne della mia attenzione. Tipo quanto tempo prima del parto lavare i body, le tutine e i minuscoli calzini che serviranno al bebè. Un esorcista direbbe qualcosa del tipo “esci da questo corpo”. Ma, nel mio caso, temo che all’uscita corrisponderà un livello di rincoglionimento ancora più alto. Se possibile.

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