Serena Cappelli
Non aprite quelle porte
2 Ottobre Ott 2012 1337 02 ottobre 2012

Se tua figlia cade dalla bici e uno sconosciuto ti urla “Deficiente!”

A volte succede l'impensabile.
Non dico l'impensabile a chissà che livello, no, parlo dell'impensabile nei piccoli fatti quotidiani, quelli che fanno normalmente parte della nostra vita di uomini, donne, genitori e figli.
Tu sei lì tranquilla, magari in un parco, e all'improvviso – bam! – rimani senza parole.
Ma procediamo con ordine.

Qualche giorno fa, complice il treno in ritardo (ma dai?), perdo il pullman che mi porta a casa. Per non rimanere venti minuti in piedi come una fessa a guardare le macchine che passano, decido di andare al parco di fronte alla stazione, mi siedo su una panchina e mi metto a leggere.
Poco lontano da me ci sono due mamme, che chiacchierano amabilmente mentre le loro figlie girano in bicicletta.
Ad un certo punto si sente il pianto di una delle bambine. Tutte e tre ci giriamo e vediamo la poveretta lunga distesa per terra, fortunatamente più spaventata che ammaccata. Sì, un po' di sangue dal naso e quei tipici bozzi da caduta in bicicletta che tutti i bambini si fanno almeno due volte l'anno, ma niente di grave.

La mamma e l'amica accorrono per sollevare fisicamente e moralmente l'incidentata, ma non fanno nemmeno in tempo a fare tre passi, che un uomo – da fuori, probabilmente appena sceso da un treno – si mette ad urlare come un ossesso contro la povera donna, dandole, cito testuale, della "deficiente" e della "testa di cazzo" perché «non è così che si lascia una figlia, ma sarà mai possibile, ma come si fa, sei proprio una deficiente, testa di cazzo». E così via per alcuni minuti.
La mamma aiuta la figlia, l'amica cerca dell'acqua, io chiedo se hanno bisogno di qualcosa, mentre la bambina – probabilmente spaventata ancora di più dal pazzo e dal suo turpiloquio – singhiozza sempre più forte.

Nessuna di noi tre, pur adulte e vaccinate, ha il coraggio di rimettere il tizio al suo posto, forse perché tutte pensiamo che la situazione potrebbe tranquillamente degenerare e, di conseguenza, lasciamo perdere.
E rimaniamo lì, senza parole, a chiederci cosa diavolo passi nella testa delle persone.
Perché la cosa buffa è che ad urlare non è stato, che so, il matto del paese, no, ad andare fuori di testa è stato un uomo che definiremmo normale, con un lavoro normale e una famiglia normale, che tornava in una casa normale, dopo una giornata normale.

Io cerco soltanto di arrivare a casa per la festa di mia figlia, e se nessuno si metterà sulla mia strada, nessuno si farà del male.
William Foster – Un giorno di ordinaria follia

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