La Grande Mela Gialla
4 Ottobre Ott 2012 1335 04 ottobre 2012

Elogio a Elias, che con la ricerca cerca di bloccare gli sprechi del mondo

Ci incontriamo in uno dei numerosi ‘templi ‘di Hong Kong.
No non quelli tradizionali dove si adorano le varie divinità orientali, dove i soldi sono carta da bruciare in voto ai propri cari deceduti.

Qui i soldi scorrono a palate e sono quelli veri, che transitano nei numerosi negozi di uno dei caotici centri commerciali della Grande Mela Gialla.
Sono incappata in Elias Mele, senese con origine sarde, dottorando da un anno in una delle università locali, per caso.

Per le mie ricerche a Hong Kong dovevo contattare alcuni responsabili di questo ateneo per una intervista e visitando il loro sito internet ho visto che raccontavano la storia di un giovane dottorando italiano e lo chiamavano “The Modern Marco Polo”oppure “The little prince of nature”. Raccontavano delle sue esperienze all’Unione Europea dopo un master in studi europei al seguito di parlamentari che si occupavano di questioni ambientali e di una tesi di dottorato in corso dal titolo “Personalizing Greenhouse gas emissions trading scheme: ethical and practical considerations for China and the World”.

Incuriosita dal tema e da cotanti titoli onorifici ho compreso in parte la storia di questo sorridente e vitale italiano arrivato a Hong Kong per realizzare un sogno.
Grazie a Facebook il contatto con Elias è stato immediato e l’appuntamento al centro commerciale la via più comoda e veloce per fare due chiacchiere.

Non è mai difficile individuarsi in mezzo alla folla di cinesi alle prese con il loro shopping compulsivo.
Appena Elias inizia a raccontarmi la sua ricerca, quello su cui sta lavorando e che lo ha portato fino qui perché in Italia, ma anche in Europa, la crisi non permette di investire come si deve su tali tematiche, mi sento subito in imbarazzo.

“Vedi – mi dice con un sorriso rincuorante – ognuno di noi produce emissioni inquinanti, in base alla vita che fa, a quello che compra, mangia, come si sposta se in auto, treni, metro, a piedi e, insomma, in base a come si comporta e io vorrei trovare un modo per diminuire l’inquinamento partendo da noi stessi, dalle singole persone e comportamenti umani”.

Per Elias ogni cosa, più o meno, ha un suo impatto sul mondo che ci circonda, e soprattutto sull’ambiente e la natura. Ad esempio io mentre lo ascoltavo rapita stavo sorseggiando un bibitone di Starbucks con tanto di cannuccia e coperchio totalmente inutile, farcito di fazzolettini di carta che butterò via di lì a poco senza manco averli usati.

Si, perché il mondo in cui viviamo alimenta lo spreco e cosa facciamo noi per limitarlo? Cosa facciamo nella vita di tutti i giorni, nelle piccole cose?

“Il mio professore qui a Hong Kong – continua Elias – mi consiglia di partecipare inviando articoli a molte conferenze in giro per il mondo, prassi tipica di chi fa ricerca, ma mi dice sempre di verificare se posso partecipare via Skype per evitare di prendere aerei, auto, etc… e quindi dove si può, di cercare di agire responsabilmente”.

Il fatto che Elias sia finito in uno dei luoghi più sfrenatamente consumistici in fondo non è affatto un paradosso. “La Cina è enorme, e sta incidendo già ora pesantemente sull’inquinamento globale, per me questa zona del mondo è davvero interessante perché con la mia ricerca per il mio dottorato vorrei creare delle politiche che aiutino la Cina ad affrontare la sfida ambientale in modo innovativo e impattante”.

Lavoro ce ne è tanto, penso. Anche perché, conoscendo abbastanza i cinesi e soprattutto gli abitanti di Hong Kong, non so quanto e come possano sposare una eventuale politica che li limiti nel loro stile di vita basato su consumi sfrenati, rifiuti non riciclati e inquinamento ambientale alle stelle”.

Il sorriso di Elias accompagna tutte le nostre riflessioni e soprattutto i miei dubbi e il mio scetticismo, tanto che alla fine in fondo mi faccio convincere che una possibilità ci sia.


Alla domanda scontata che ci si fa tutti quanti noi italiani all’estero – ovvero ti manca l’Italia – la risposta di Elias è altrettanto scontata “Certo mi mancano i miei familiari, la mia terra ma sono convinto di aver fatto la scelta giusta perché in questi anni non ci sono opportunità da noi, in tanti miei amici coetanei che si lamentano della propria situazione mi hanno detto come sono stato coraggioso a venire qui ma io rispondo loro che se vogliono nel mondo c’e’ spazio per tutti. E se per realizzare quello in cui si crede dobbiamo andare via dall’Italia….beh…facciamolo”.

E magari un giorno menti illuminati e appassionate come quella di Elias e di tanti altri connazionali partiti per necessità o voglia serviranno a ridare futuro al nostro Bel Paese.


Dopo l’incontro con Elias non riesco più a comprare un bibitone da Sturbucks e ho acquistato una bottiglia refill, ovvero un contenitore che mi porto sempre dietro e che riempio di acqua all’occorrenza se trovo fontane e postazioni potabili oppure entro nei cafè e me lo faccio riempire di quello che voglio…e ho scoperto che mi fanno pure lo sconto per questo.

Hong Kong e i suoi paradossi non smettono di stupirmi, in fondo.

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