Stefano Grazioli
Gorky Park
4 Ottobre Ott 2012 0950 04 ottobre 2012

Ex Urss? Non sono paesi per gay

Parafrasando i fratelli Coen di “No country for old men” si potrebbe dire che gli stati dell'ex Urss non sono paesi per omosessuali.

Da TMnews:

"Tra una legge anti-gay pride e battute ai vertici a dir poco scorrette, dall'Est ex sovietico si muove un'ondata di omofobia, sempre più alta. Gli Stati che componevano il blocco dell'Urss non sono certamente gay & lesbian friendly, come si dice correttamente oggi. Anche se qualcosa è cacambiato da quando una legge staliniana del 1933 prevedeva sino a cinque anni di gulag per gli uomini sorpresi a dormire insieme, la discriminazione sessuale rimane da queste parti all'ordine del giorno. Dalla Russia all'Ucraina, dall'Azerbaigian alla Moldova, passando ovviamente per la Bielorussia di Alexander Lukashenko. Qui, per sbeffeggiare il ministro degli Esteri tedesco Guido Westerwelle, gay dichiarato, che aveva avanzato dubbi sulla democrazia a Minsk, il presidente se ne era uscito con la famosa perla "meglio dittatore che gay".

Non è però solo una questione di atteggiamenti sociali diffusi in tutti gli strati della popolazione. E' la politica che sembra ritornata a ghettizzare le minoranze con leggi che da Mosca alla periferia del vecchio impero hanno il sapore del passato. Ultimo esempio in ordine temporale, il disegno di legge approvato ieri in prima lettura al parlamento ucraino, che classifica come reato la "promozione dell'omosessualità" e prevede per i trasgressori sino a cinque anni di reclusione. Il modello è quello dei provvedimenti adottati a livello regionale in Russia negli ultimi mesi...".

Da Euronews:

"L’omofobia unisce i gruppi politici in Ucraina. Il parlamento di Kiev, infatti, col voto favorevole di maggioranza e opposizione, ha ammesso un disegno di legge che punisce la promozione dell’omosessualità, definita come una minaccia per l’istituzione familiare. “Gli autori di questa proposta sostengono che tra società civile e classe politica sul tema dell’omosessualità vi sia unità di vedute. Secondo loro i cittadini sarebbero pronti ad appoggiare l’iniziativa”. Ed ecco l’autrice della proposta, esponente del partito ultraconservatore Ucraina Nostra. “Quando parliamo di propaganda ci riferiamo al gay pride, ad esempio, o ai volantini che mostrano uomini che si baciano, soprattutto se destinati ai bambini… E nella lista potremmo includere certamente anche programmi e serie televisive”.

Le associazioni per i diritti civili vedono nella proposta di legge, che arriva a tre settimane dalle elezioni politiche, una manovra politica per attirare l’attenzione e, se possibile, recuperare consensi Olena Shevchenko indica il rischio che una legge simile comporta nei confronti di coppie gay con figli: quello di criminalizzare comportamenti altrimenti normali. Prima di convertirsi in legge, il progetto dovrà essere approvato in seconda lettura e quindi promulgato dal capo dello stato. Ma se la repressione dell’omosessualità viene vista come una manovra elettorale, una eventuale legge in tal senso aprirebbe certo un fronte polemico nei rapporti tra Kiev e l’Unione europea".

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