Tutto è permesso (o quasi)
5 Ottobre Ott 2012 2140 05 ottobre 2012

Kill Bill e Batman (il nostro Batman)

Non lamentiamoci. Bill ci aveva avvertito. E’ dallo stile dei supereroi che si capisce l’uomo e il paese che si nascondono dietro la maschera.
In Kill Bill, capolavoro di Quentin Tarantino del 2004, l’efferato e cristallino Bill (Kate Carradine) prima del duello finale con Beatrix (Uma Thurman) confessa la sua passione per la filosofia dei supereroi e spiega così la superiorità di Superman rispetto ai colleghi mascherati: Superman quando si sveglia al mattino è Superman. Perché a differenza degli altri non si deve mettere la maschera, lui è già un supereroe. La sua maschera è Clark Kent, il suo alter ego. Secondo Bill, Clark Kent rappresenta la critica di Superman alla razza umana, una razza di esseri deboli, spaventati e vigliacchi.
E’ più o meno il modo in cui Batman (Fiorito) considerava i suoi elettori: inetti, capre buone per essere munte con le tasse, e allo stesso tempo riconoscenti per le briciole di clientelismo che il loro supereroe corrotto dispensava sapientemente. Un gregge pronto a belare con deferenza di fronte all’ostentazione delle italiche stimmate del potere: pancia, SUV, villa e festini. Ma a differenza della filosofia di Superman, non è solo Batman (Fiorito) a disprezzare gli elettori, essi stessi si specchiano e si ritrovano in questo disprezzo. E l’unico riscatto è la possibilità che una delle tante capre possa a sua volta diventare Batman. La maschera dell’ex supereroe ciociaro altro non è che la proiezione di un elettorato e di un paese disperato, con la sola aspirazione - un giorno o l’altro - a passare dall’altra parte della barricata. Pardon…della mascherata.

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