Cosimo Pacciani
La City dei Tartari
5 Ottobre Ott 2012 0934 05 ottobre 2012

Non solo dati: il risk management deve anche saper leggere il mondo


Il lavoro di un risk manager e' quello di leggere segnali, informazioni, dati, come una specie di oracolo di Delfi telematico. Si passano le giornate a girare attorno ad un numero, un'ipotesi, come un gruppo di delfini sovraeccitati, lanciando di tanto in tanto delle esclamazioni e degli 'skreek!' di gioia o nervosismo. Questi numeri diventano fiumi di parole che inondano colleghi, media, esperti, clienti e passanti curiosi. Che risezionano tutto di nuovo, alla ricerca del numero giusto. Per giustificare una decisione, un prezzo, una valutazione.

L'analisi e il suo continuo replicarsi, reiterarsi. Dove i numeri diventano certezze assolute. Ricordo notti passate a scuoiare e conciare pagine di excel. Spostando virgole e cambiando linee di Opex con Capex. Alleggerendo la durata di un prestito, alludendo a tagli del personale con la bellissima parola di 'savings' o 'cost efficiency', 'cost to labour ratio'.

Il risk management e' questa continua lettura dei segni del reale, dei mercati. Un processo simile a quello di un cuoco che, da quello che vede, legge, dalla macchina surreale che e' il nostro cervello, deve tirar fuori una massima e decisioni. Numeri e ragioni.

Negli ultimi cinque anni, dalla Grande Crisi in poi, la disciplina del rischio e' cambiata, notevolmente. Dalla dominazione del 'credit risk', da questa costola di Adamo che e' la fiducia di un'istituzione finanziaria verso un cliente, (per esempio, finanziargli l'acquisto di server piu' veloci) abbiamo scoperto che dobbiamo gestire meglio anche rischi operativi (la tazza di caffellatte sul server), rischi di mercato (l'acquisto di un server molto costoso in dollari, quando il cliente e' in Europa), rischi di reputazione (il cliente che tiene nel server dettagli indiscreti o proibiti), rischi di liquidita' (ce l'ho i soldi per il cliente e mi conviene?), rischio paese (il cliente magari vuole spostare il server al confine fra Turchia e Siria).

La disciplina si e' ramificata, una diaspora di messaggi, linguaggi, acronimi. Dove, in uno stile Serracchianiano, manca la sintesi. Mentre ognuna di queste discipline si radicalizza, come alcune sette americane, sentendosi i soli depositari del verbo (al momento, la gang del Rischio di Liquidita'), si perde la visione di insieme. Un corpo enorme, dove la testa non sa che qualcuno sta cercando di rubargli l'anello al dito. Quella forma di fesseria che nasce da troppa informazione, non coordinata.

'Non sono scemo, e' che proprio non capisco quello che dici. Sembra tutto cosi' irreale!', esclamo' un amico al mio terzo tentativo di spiegargli come funzionava una CLO di CLO. E perche' il suo autodistruggersi era stato uno degli elementi scatenanti la piu' grande crisi finanziaria degli ultimi 100 anni.

Se esiste una riforma che abbia senso nella finanza, a mio modestissimo parere, non e' quella che impone nuove regole, che determini nuovi acronimi e che inventi nuove discipline, ma una riforma che riconsideri quali sono i ruoli essenziali delle banche, della finanza, nella modernita':
- Semplificare il contenuto della vigilanza e delle regole della finanza, allo stesso tempo rendendo trasparente non solo agli addetti ai lavori, ma al pubblico, come i numeri diventano opinioni e decisioni;
- Investire in 'super risk managers', persone che abbiano la capacita' di leggere le diverse discipline, che possano cogliere i segnali di decozione e di crisi nel sistema, usando le conoscenze specifiche, ma con un'attenzione maggiore alle implicazioni macroeconomiche e sociali della finanza;
- Leggere la realta' e non le tabelle. Un mio collega anziano, che comincio' la carriera trenta anni fa, mi disse: 'per capire quale chippy (venditore di fish and chips) a cui davo prestiti era in crisi, entravo dentro e sentivo se c'era odore di pesce marcio. Voleva dire non vendevano. Allora, andavo dal proprietario e gli chiedevo se ci fosse qualcosa che potessi fare per lui. Quando facevo cosi' si trovava sempre una soluzione'.

Perche' il fattore umano, la variabile impazzita nella finanza dei grandi calcolatori e della meccanizzazione sfrenata, dei modelli metafisici, non puo' essere piu' un rischio da impacchettare e rivendere, come una porzione di cod and fish, ma deve tornare a essere opportunita', di crescita e sviluppo.

'Risk is a part of God's game, alike for men and nations'

W. Buffett


SOUNDTRACK

www.youtube.com/watch?v=NrZ7ew8n5SU

'[..]and if this clock keeps ticking away
will time be hesitated
of all the minutes that were
taken away
[..]'
At The Drive In - Pattern Against User

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