Nuovo Mondo
6 Ottobre Ott 2012 1904 06 ottobre 2012

Le elezioni municipali brasiliane e la battaglia religiosa

Non accade solo in Egitto, Libia e Tunisia che una comunità religiosa ed i suoi estremismi decidano l’esito di un’elezione. In Brasile potrebbe accadere le stessa cosa questo 7 ottobre in occasione delle elezioni municipali dove gli evangelici della Chiesa Universale del Regno di Dio puntano seriamente a vincere nelle megalopoli S. Paolo e Rio de Janeiro.

La battaglia elettorale brasiliana per eleggere i i Preifetos (molto più di semplici sindaci trattandosi di megalopoli che raggiungono anche i 12 milioni di abitanti), già enormemente confusa dallo scandalo della compravendita di deputati e senatori (Mensalaõ) del partito di governo dell’ex presidente Lula, ormai vede di fronte da un lato i partiti minori dell’opposizione, supportati dalla potentissima ed ultra-ortodossa Chiesa evangelica brasiliana e tutti gli altri partiti principali sia di governo che di opposizione.

La Chiesa Universale del Regno di Dio in Brasile ha raggiunto negli ultimi anni 2,5 milioni di adepti, con una forte espansione nelle favelas di S. Paolo e Rio de Janeiro ma al tempo stesso una capillare presenza anche fra le classi più ricche del paese, il diavolo e l’acqua santa, insomma. Tutto ciò ha messo in crisi anche la Chiesa Cattolica romana che ha registrato un crollo di circa il 14% dei fedeli a fronte di un aumento del 44% dei e neppure la Chiesa degli ultimi e la Teologia della Liberazione ha frenato questa emorragia.

Ora è arrivato il momento di influenzare direttamente la vita politica del paese, cosa che già accadde nelle elezioni presidenziali, quando appoggiarono la leader ecologista ed evangelica Marina Silva, convogliando nel secondo turno tutti i voti su Dilma Rousseff a patto che l’attuale presidente rinunciasse ad alcuni suoi progetti come la depenalizzazione dell’aborto, legalizzazione delle droghe leggere, leggi anti-omofobia e matrimonio omosessuale (poi vanificata dalla decisione favorevole della Corte Suprema brasiliana sulla legalizzazione delle unioni civili).

La sfida si sposta nelle grandi città: a S. Paolo addirittura Celso Russomanno, una sorta di Marrazzo in versione brasiliano (faceva il presentatore tv per i diritti dei consumatori), è al primo posto con il 35% ed i due candidati avversari, Fernando Haddad appoggiato da Lula (15%) e José Serra (14%) del Partito Socialdemocratico insieme con i loro voti non riescono neppure ad appaiarlo, mentre a Rio Eduardo Paes che da tutti i sondaggi era dato vincente al primo turno ora rischia di andare al secondo turno con Marcelo Freixo che in due mesi ha visto raddoppiare le intenzioni di voto (ora è al 20%) ed è contro le unioni omosessuali e le sfilate dell’orgoglio gay approvate da Paes.

Ogni mezzo per arrivare a questi traguardi sono disposti a tutto e d’altronde hanno a disposizione Tv Record, la seconda grande catena televisiva più ricca e vista del paese, di proprietà del capo della Chiesa Universale Edir Macedo (una sorta di Don Verzé in salsa brasiliana, accusato di evasione fiscale, riciclaggio e rifugiato a New York). Inoltre possiedono cinquanta emittenti locali televisive e radiofoniche e di un complesso quanto misterioso sistema di finanziamento.

Tale è l’impatto del credo evangelico nelle elezioni che le altre Chiese li hanno accusato di condotta vergognosa, ne hanno criticato l’arrivismo fra i ceti più bassi, il loro patrimonio e perfino l’eccessiva ortodossia, ma loro si difendono dichiarando che in fondo il loro obbiettivo è partecipare alla vita politica del paese affinché lo stato sia laico, sociale e privo di corruzione, in nome di Gesù, anche se un anno fa in cinque milioni scesero in piazza a S. Paolo contro la Corte Suprema per alcune decisioni favorevoli alle comunità omosessuali e pro-aborto.

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