Storie di un fisco minore
7 Ottobre Ott 2012 0838 07 ottobre 2012

Dichiarazione Imu, altra seccatura evitabile. Soprattutto a separati e divorziati

Chiudo la trilogia dei post sull’Imu esprimendo assoluta solidarietà a separati e divorziati. Sono loro, in fondo, gli unici e veri interessati alla dichiarazione Imu, che il Governo dei tecnici ha rinviato al 30 novembre 2012. Senza ancora aver reso noti modello ed istruzioni. Quando tutto andrà a regime, si dovrà comunicare entro novanta giorni dalla data del “cambiamento”, immobili comprati, venduti, ricevuti in donazione o donati, insomma quegli appartamenti o quei terreni per i quali “è cambiato qualcosa” rispetto a prima. Il fisco vuole sapere chi deve pagare e lo chiede pur sapendolo già. Sì, perché tutti gli atti che “spostano” il diritto sull’immobile da una persona all’altra, sono già in possesso dell’erario. L’unica eccezione riguarda, come dicevo, i separati e i divorziati. In genere, i giudici “attribuiscono” la casa alla mamma e al bambino, anche se il papà (che va via) continua a pagare il mutuo. Da qualche anno, l’Ici prima e l’Imu adesso, devono essere versate dal “coniuge assegnatario”. Traduzione: la mamma e il bimbo restano “gratis” nell’appartamento ma almeno pagassero l’imposta; il povero (nel senso che ha pochi soldi) babbo almeno l’Imu deve risparmiarla. C’è quindi da presentare un dichiarazione, quest’anno a fine novembre, in cui si dice: da ora in poi l’Imu non la paga più papà ma la paga mamma (o viceversa, eh, pure può succedere). Mi chiedo e giro la domanda al Governo dei tecnici: ma il tribunale che decide, non può notificare copia della sentenza al Comune e all’Agenzia delle entrate? Chi si separa, solitamente, vive un bel periodo di merda. Almeno risparmiamogli la seccatura di comunicare dati e notizie che sono pubblici e noti. O almeno potrebbero esserlo.
Giuseppe Pedersoli

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