Davide, Alessandro e Andrea
Failcaffè
7 Ottobre Ott 2012 1245 07 ottobre 2012

SiamotuttiSallusti? Io no

Riflessioni ad una settimana dalla sentenza di condanna del giornalista Sallusti.

Mi sorge spontaneo chiedermi che fine abbia fatto Alessandro Sallusti, giornalista che, solo una settimana fa, era stato eletto paladino della difesa del diritto di cronaca. Aveva giurato che non avrebbe mai e poi mai rinunciato a quei 14 mesi di carcere a cui la Corte di Cassazione lo aveva ingiustamente condannato e , coerentemente alla sua linea di condotta, aveva dato le dimissioni dalla carica di direttore che rivestiva presso “Il Giornale”. Senza accettare compromessi voleva portare avanti la sua battaglia, dimostrare quanta ingiustizia aveva subito e quanta giustizia c’era invece da fare. E ora?

Il baluardo della libertà di opinione ha ritirato le sue dimissioni motivando che sarebbe stato arrogante dare una risposta negativa alla richiesta dell’editore (Paolo Berlusconi). Scorre il countdown per la carcerazione di Sallusti (30 giorni dall’emanazione della sentenza) , ma mi sembra evidente che il direttore abbia cambiato progetti. Ma come? E come combattiamo la Magistratura infame, la legge infame?

Si presentava apparentemente come una perfetta storia di eroi, di buoni e di cattivi, di giusto e di sbagliato, ma i conti non tornavano al sorgere di semplici domande : perché Sallusti non ha rettificato una notizia che, sulla base dei fatti, è risultata falsa (così come invece hanno fatto prontamente tutti gli altri giornali) ? Come mai il nome di Farina sopraggiunge soltanto dopo la sentenza di Cassazione? Non poteva saltar fuori prima in modo tale che al diretto interessato fossero attribuite le giuste responsabilità ? Possibile che il direttore si dichiari disposto ad affrontare i suoi mesi di carcere per combattere lo strapotere della casta dei magistrati e una legge ingiusta in nome di una notizia calunniosa e falsa? Mi sembra davvero un modo stupido di finire dietro le sbarre!

Che i giudici siano una casta è ormai risaputo, ma in un Paese dove la magistratura non è l’unica a fare gruppo, mi sorge il dubbio che questa non sia la battaglia di Don Chisciotte contro i mulini a vento, ma una vera e propria guerra tra bande: la casta dei giornalisti che sferza la sua lama contro quella dei giudici. Nel comportamento di Sallusti ci vedo calcoli precisi e puntuali: sfruttare una qualsiasi notizia che riguardi un togato, portare avanti una campagna mediatica di lotta al potere della magistratura, farsi carico della salvezza dei diritti di libertà di stampa e parola. Il popolo dei giornalisti imbraccia così i forconi urlando “fraternitè , egalitè , libertè” e automaticamente ottiene l’ appoggio e la difesa di personaggi di spicco e rappresentanti dello stato (Presidente Napolitano, ministro Severino, persino Marco Travaglio, nemico giurato di Sallusti e della sua testata…si può negare che anche quella dei giornalisti sia una casta?).

La domanda pertanto ritorna, se possibile, ancora più pressante: perché portare avanti una battaglia di questa natura, sulla base di una vera e propria calunnia ? addurre come motivazione che contrastare un magistrato per vie legali è impossibile in quanto facente parte di una corporazione mi sembra alquanto pretestuoso. Difendere Sallusti in questa storia è come difendere il diritto di diffamare, privilegio che poco si addice al nobile diritto di stampa.

Sono convinta che la misura detentiva sia certo sproporzionata al reato commesso dal direttore, che sia un vecchio retaggio e che una pena pecuniaria sia più adatta; penso che la magistratura, per come strutturata, costituisca un potere pericoloso per l’ Italia e per la giustizia stessa, ma non mi si può impedire di pensare che tutta la vicenda sia stata abilmente orchestrata, in un contesto di palese strumentalità… una casta non si combatte con un’altra casta.

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