Congiuntura
8 Ottobre Ott 2012 1517 08 ottobre 2012

Dalla Spagna all’Italia, nessuno sembra aver bisogno di soldi

Il completo scollamento dalla realtà dei politici europei si vede ogni giorno. Ancora oggi il ministro delle Finanze Vittorio Grilli ha ripetuto che l’Italia non ha in mente, allo stato attuale, di chiedere un sostegno. Eppure, ora è quasi tutto pronto, sul fronte europeo, per ricevere una richiesta così onerosa. La Banca centrale europea c’è, il fondo European Stability Mechanism (ESM) c’è, il Fondo monetario internazionale pure. Tuttavia, prima c’è la Spagna. Non è un caso che l’Eurogruppo in corso in Lussemburgo abbia per oggetto proprio Madrid, più che tutti gli altri Paesi. Ma è solo questione di tempo.

Prima la Spagna, poi la Grecia, infine l’Italia. Per Roma, quindi, c’è tempo. Come in un incendio attivo su più fronti, bisogna scegliere, decidere. O, molto spesso, agire per priorità. E questa ora prende il nome di Madrid. Ecco perché sia è spinto così fortemente per l’attivazione dello ESM, il fondo salva-Stati da circa 500 miliardi di euro di dotazione complessiva. Da oggi è attivo e il pacchetto di aiuti varato dall’Ue per le banche spagnole in luglio passerà sotto il suo cappello. Poi, inizierà la nuova farsa.

Come successo per Grecia, Irlanda, Portogallo e Cipro, anche la Spagna sta tentennando di fronte a una richiesta formale di aiuto che vada oltre il sistema bancario. Del resto, è questo il meccanismo più usato nell’Ue: negare sempre, anche di fronte all’evidenza dei fatti. Poi, una volta che i mercati finanziari hanno metabolizzato in modo del tutto autonomo la criticità, alzare bandiera bianca e arrendersi alla richiesta formale di finanziamento. Il più pragmatico, si dice negli ambienti economici, è il ministro iberico dell’Economia Luis De Guindos. Lui vorrebbe battere il ferro finché è caldo, finché si può far accettare agli investitori una domanda di sostegno da parte della Spagna. De Guindos è conscio che presto in tanti potrebbero perdere la pazienza e usare Madrid per testare la potenza di fuoco dello ESM, che attualmente ha un leverage fino a 200 miliardi di euro. Per evitare ciò che accada, la Spagna farebbe bene ad agire in fretta. Specie perché poi potrebbe essere troppo tardi. Come ha ricordato anche oggi la banca scandinava Nordea, «se Madrid chiedesse aiuto ora potrebbe evitare di perdere l’accesso ai mercati obbligazionari. Di contro, se aspettasse fino al primo trimestre 2013, questa possibilità potrebbe ridursi di giorno in giorno».

E poi? E poi c’è la Grecia. Un Paese ormai stremato, complice una classe politica completamente inadeguata, che domani riceverà il cancelliere tedesco Angela Merkel. Imponenti le misure di sicurezza: oltre 7.000 agenti sono pronti a militarizzare Atene per la visita di quella che è stata definita “l’aguzzina d’Europa”. Si farà il punto sul rapporto della troika. Ma, forse, anche sulle recenti parole del premier Antonis Samaras, che dalle colonne del quotidiano tedesco Handelsblatt, ha rimarcato che «la democrazia greca si trova probabilmente di fronte alla sua sfida più grande». Sarà la Merkel a far rientrare la paura? Difficilmente. Ma sarà un buon punto di partenza della discussione in vista del Consiglio europeo del 18 e 19 ottobre a Bruxelles.

Infine, troviamo l’Italia. Se un anno fa, la penisola a forma di stivale era al centro dei timori degli investiori internazionali per via di un governo, quelli di Silvio Berlusconi, completamente allo sbando, ora la percezione è cambiata. L’arrivo del nuovo esecutivo tecnico ha migliorato alcuni aspetti, come la reputazione internazionale. Ma non si vive di sole lodi per il nuovo look. E considerato che nell’arco degli ultimi dodici mesi la crisi europea non si è ridotta, ma espansa, è difficile poter pensare che l’Italia sia del tutto salva. Grilli, proprio come il presidente del Consiglio Mario Monti, rimarcano a ogni uscita pubblica che Roma non si trova, attualmente, nella condizione di dover chiedere aiuto. Ma fino a che punto vale il concetto di attuale? Delle due l’una: o l’Italia non ha bisogno di un sostegno, né ora né mai, o lo sta negoziando. Il timore è che la risposta più veritiera sia la seconda.  

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

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