Federico Ammazzalorso
La Fantascienza è adesso
8 Ottobre Ott 2012 1245 08 ottobre 2012

L'impazienza dei sognatori odierni

Freud nei suoi studi ha analizzato il rapporto madre devota-figlio. Si tratta del rapporto che si sviluppa nei primi mesi di vita del bambino. In questo periodo la madre deve essere folle, ossia il suo mondo deve essere suo figlio, deve prestargli tutte le attenzioni possibili, realizzare ogni suo desiderio. Se ha fame deve nutrirlo, se ha sonno deve farlo dormire, se è malato deve curarlo, se ha freddo deve coprirlo. Tutto ciò serve a sviluppare nel neonato quel senso di onnipotenza soggettiva, cioè la sensazione che siano i desideri a fare accadere la realtà e a creare il mondo. Poi arriva il momento in cui la madre deve tornare ad occuparsi del mondo e suo figlio, o sua figlia, devono subire un trauma e realizzare quale sia la vera distanza tra il desiderio e la sua soddisfazione.

Oggi, per noi del mondo connesso, la nostra grande madre è la rete. Abbiamo il mondo a disposizione in pochi clic, possiamo sapere di tutto e far sapere tutto di noi, essa esaudisce immediatamente ogni nostro desiderio. A guardare i nostri video o leggere i nostri scritti c'è sempre, come pubblico potenziale, il mondo intero. E' questa la cosa più affascinante della rete, l'elemento che la rende umana ed emozionante. Perché le grandi distanza rendono tutto romantico: c'è una nostra conoscente che ascolta la stessa band assurda che noi amiamo e manco ce la caghiamo, la ascolta una tipa all'altro capo del mondo e diciamo “wow!”. Forse ci illudiamo di essere così speciali da dover attraversare oceani per trovare qualcuno affine a noi.

Ma non è di sogni d'amore che voglio scrivere, ma di sogni, quelli puri che hai da sempre, come scrivere un libro o girare un film. Il mio più grande sogno è quasi sempre stato il primo. Alle elementari andavo male in italiano, pareva che fossi maggiormente portato per i numeri, poi in prima media incrociai una professoressa che mi disse che si sbagliavano, che io sapevo scrivere. E se a ciò aggiungi una fantasia così attiva da portarti spesso ad essere presente solo con il corpo, ti rimane un solo unico grande sogno: fare lo scrittore.

Scrivendo crei interi mondi, decidi tu come le cose andranno, che profumo avranno le donne, poi c'è chi crea mondi meravigliosi e chi no.
Oramai scrivo su internet, su blog di poca fortuna, da circa dieci anni. Non ho mai vinto un concorso, non ho mai pubblicato niente, ho solo ricevuto commenti positivi da amici ed anche da totali estranei. E quando leggi che qualcuno abbia provato qualcosa, anche una minuscola emozione, nel leggerti beh è bello, è davvero bello.

Ma quindi, vi chiederete voi, cosa diavolo c'entra la storia di Freud? C'entra perché mi pare che più si vada avanti più i giovani sono impazienti, ci provano mezza volta e già perdono tutto l'ardore, tutta la passione. Vogliono pubblicare, vogliono avere un qualcosa di concreto da mostrare agli altri. Come se si scordassero di tutti quegli artisti che hanno dipinto una vita e non ne hanno ricavato un soldo, hanno vissuto e sono morti in miseria. Perché non si sono mai fermati? Forse perché per alcuni la propria passione è la propria vita.

Il grande funambolo francese Philippe Petit nel 1974 camminò sopra un cavo metallico teso tra le due torri gemelle. Stette lì per circa tre quarti d'ora, si stese anche su quel cavo, giocò con i poliziotti. Quando si decise a scendere tutti gli occhi del mondo erano puntati su di lui. Gli americani, popolo materialista e utilitarista per eccellenza, gli chiedevano perché l'avesse fatto, qual'era il suo scopo, cosa c'era dietro. Philippe non capiva perché tutti continuassero a porgli quella domanda, l'aveva fatto perché si. C'era anche chi non si chiedeva nulla e si limitava a ringraziarlo per lo stupendo spettacolo che lui gli aveva offerto.


Se stai facendo qualcosa con vera passione lo fai per te stesso e per provocare un emozione negli altri. Pensate a tutti quei calciatori di basse serie, che si barcamenano tra campi di terra e paesini sconosciuti, eppure ogni domenica scendono in campo con la stessa passione di un tempo. Pensate a chi dopo svariati fallimenti continua a riunirsi nella saletta delle prove. Pensate a chi continua a recitare anche per uno sparuto gruppo di persone in un vecchio teatro scalcinato. Pensate a tutte quelle persone che perseguono le proprie passioni senza preoccuparsi del dopo, del successo. Per assurdo pare che vogliamo i nostri desideri e sogni esauditi in poco, quando invece magari neanche sappiamo quali sono i nostri diritti per cui lottare.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook