Marco Sarti
Camera con vista
9 Ottobre Ott 2012 1612 09 ottobre 2012

Alla Camera si studia il modo di cancellare la Regione Lazio

Due articoli per cancellare la Regione Lazio. Un disegno di legge costituzionale per abolire l’ente governato da Renata Polverini. Non è una provocazione, né uno scherzo. Chi ha depositato la proposta è Linda Lanzillotta, ex ministro degli Affari Regionali durante l’ultimo governo Prodi. «È un progetto serissimo - spiega la deputata - e se il Parlamento ne avesse realmente l’intenzione ci sono anche i tempi tecnici per arrivare all’approvazione». Il documento è stato già presentato al ministro Filippo Patroni Griffi durante una recente audizione in commissione Affari costituzionali. Abrogare per legge il Lazio non è difficile: basta modificare gli articoli 114 e 131 della Carta.

Eliminato l’ente cosa succede? Dati alla mano, le novità saranno minime. «Come è noto - si legge nella proposta - l’area della Città metropolitana di Roma che coinciderà sostanzialmente con quella della Provincia rappresenta sia in termini di numero di abitanti che di Pil la quota preponderante del Lazio (circa l’80 per cento)». Basterà trasferire alcuni poteri dalla Regione alla Capitale: «Se la nuova istituzione sarà dotata di poteri reali nelle materie di programmazione e assetto del territorio e di programmazione e regolazione dei servizi a rete oltre che di competenze consistenti in materia di sviluppo economico e mercato del lavoro, la Regione Lazio rimarrà come una ciambella con un enorme buco in mezzo».

A questo punto tanto vale cancellare il Lazio dalle cartine geografiche. Esclusa Roma, le parti di territorio rimanenti saranno inglobate nelle regioni limitrofe. È probabile, così, che presto Latina possa finire in Campania. Viterbo e Rieti? In Toscana e Abruzzo. L’idea non è inedita. «In passato è già stata prospettata da importanti urbanisti come Italo Insolera». E permetterebbe di dotare la Città Eterna di una governance simile a quella di altre capitali europee.

Certo, se non fossero emersi gli ultimi scandali sui fondi pubblici allegramente gestiti dai gruppi consiliari, difficilmente una proposta del genere avrebbe incontrato troppo interesse. Il problema, però, è più generale. Senza dimenticare le realtà virtuose, Linda Lanzillotta spiega che «nel corso dell’ultimo decennio, ad una espansione progressiva delle strutture e delle burocrazie regionali, ad un aumento del loro potere economico e di spesa, non ha corrisposto né un aumento della qualità e quantità dei servizi pubblici, né un salto di qualità nell’efficienza e semplificazione della macchina burocratica, della trasparenza, verificabilità e sanzionabilità dei comportamenti degli amministratori».

Se per ridisegnare completamente la cartina d’Italia sarà necessaria un’intera legislatura, l’occasione di cancellare la Regione Lazio è irripetibile. Nei prossimi mesi, infatti, si accavalleranno due importanti avvenimenti. Le elezioni della Regione sciolta in seguito alle dimissioni di Renata Polverini arriveranno insieme alla nascita della Città metropolitana e alla soppressione della Provincia. Per l’ex ministro degli Affari Regionali non è il caso di farsi scappare «la fortuita ed eccezionale coincidenza». 

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