A mente fredda
10 Ottobre Ott 2012 1036 10 ottobre 2012

D'Alema, l'"intervista" (?) a Geremicca e il crepuscolo di un uomo di potere

Quando stamattina ho letto su La Stampa il pezzo in cui Federico Geremicca riportava alcune riflessioni di Massimo D'Alema sulla campagna di Renzi e sul suo ruolo nel futuro del Partito democratico, mi sono sentito decisamente a disagio. Io non sono mai stato un antipatizzante preconcetto di D'Alema, gli ho riconosciuto a suo tempo diversi meriti nell'aver cercato di innovare l'impianto programmatico del suo partito, e ho sempre ritenuto (si veda ad esempio qui) che i suoi tonfi più clamorosi fossero dovuti, più ancora che a suoi errori, a u "fuoco amico" spesso ingiustificato. Soprattutto, ho sempre pensato che D'Alema fosse una persona abile, conscia di alcuni suoi limiti caratteriali e quindi capace di non "strafare" e di mettersi fuori dalla luce dei riflettori quando necessario. In questo caso, invece, non è successo così. I virgolettati trasudavano un astio e una supponenza che D'Alema era sempre stato in grado, quantomeno, di nascondere bene.

Un giudizio complessivo che mi sento di condividere in larga parte, e che quindi segnalo all'attenzione dei lettori e riporto volentieri, è quello pubblicato poco fa dal blogger di area democratica Francesco Nicodemo.

La figura più prestigiosa del PD, quello che è stato il primo premier post-comunista in Italia, l’uomo dai grandi rapporti internazionali, che spruzza veleno ed invidia nei confronti di Renzi come l’ultimo dei peones di Bersani. E su argomenti talmente populisti da chiedersi se è lo stesso D’Alema, uomo di potere, quello dei capitani coraggiosi e delle privatizzazioni. C’è un passaggio che mi inquieta davvero, quando si fa accenno ad ipotetici finanziamenti dall’America per Renzi. Non che non mi aspettassi ipotesi complottiste su Renzi, ma in bocca a D’Alema fanno un effetto straniante. Sono argomenti che fanno sorridere, e chi le dice suona davvero ridicolo. Ecco non avrei mai immaginato di associare la parola ridicolo a D’Alema.

Sembra davvero la scena di un Imperatore romano del III secolo d.C. che circondato da cortigiani non si accorge che Roma è sotto assedio, che l’impero è invaso dai barbari e il popolo non ha il pane. E intanto continua ad esibirsi con la cetra e con la poesia, e mentre il trucco si scioglie e la faccia di deforma, i clienti e i ruffiani di turno continuano a dirgli quanto sei bello, quanto sei bravo!

Mi dispiace, ma di tutti i finali che D’Alema poteva scegliersi, rumorosi, teatrali scoppiettanti, ha scelto il peggiore, quello della farsa, quello dell’imitazione di se stesso, senza ironia, senza arguzia, una copia sbiadita di quello che è stato un grande passato e che il suo atteggiamento presente sta contribuendo a sporcare.

Azzeccato e giustamente puntuto mi pare soprattutto, tra gli altri rilievi testuali, il cenno ai grandi programmi di aggiornamento della propria cultura politica di riferimento messi in campo negli anni Novanta, che quasi sembra connotare l'opposizione viscerale a Renzi come l'invidia per chi sembra avere le carte in regola per riuscire laddove D'Alema ha fallito.

Giustamente, poi, Nicodemo conclude ricordando la smentita proveniente dal diretto interessato su quanto riportato da Geremicca. Alla sua chiusa efficace:

Bene, ma restano le interviste date nei giorni passati che usano argomenti simili contro Renzi. In ogni caso preferiamo le cose raccontate da Geremicca, almeno non c’è ipocrisia,

io aggiungerei una piccola nota: gran parte del virgolettato riportato dal giornalista non è presentato come raccolto furtivamente "in colloqui con amici, colleghi o collaboratori", ma come direttamente "servito" all'autore. Non credo sia sufficiente dribblare con una smentita quello che, a una analisi un pochino attenta, appare a tutti gli effetti come un ballon d'essai di un politico esperto e dotato di buone entrature nei mass media, per valutare fino a che punto una "linea dura" con Renzi può risultare efficace a mobilitare l'elettorato contrario senza produrre contraccolpi. Come dicevo all'inizio, quello che stupisce nel comportamento di una persona accorta come mi è sempre sembrata D'Alema è la convinzione che gli esiti di un'operazione del genere potessero essere diversi da una levata di scudi in favore del candidato attaccato anche da parte dei potenziali elettori democratici meno "stregati" dal carisma del nuovo arrivato.

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