Rodolfo Toè
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10 Ottobre Ott 2012 0624 10 ottobre 2012

La Bosnia si risveglia negli anni Novanta.

La Bosnia Erzegovina si sveglia nuovamente negli anni Novanta. La sensazione è questa, all'indomani della domenica delle elezioni amministrative: a uscire rafforzate dal voto sono infatti le stesse formazioni politiche che dominavano la scena vent'anni fa, quando la sola democrazia nel Paese era quella delle armi.

Cresce il numero delle municipalità controllate dalla SDA Bosgnacca e dalla SDS Serba, il partito che durante la guerra fu di Radovan Karadzić. La HDZ Croata, pur perdendo alcune città nella Bosnia centrale, mantiene pressoché inalterata la propria egemonia sull'Erzegovina. A Srebrenica, dove la diaspora ha deciso di mobilitarsi per evitare l'elezione della candidata Serba Vesna Kočević, lo spoglio procede a rilento. Le proiezioni continuano a indicare come favorito Ćamil Dukarović, candidato indipendente che ha raccolto il sostegno dei musulmani. Le votazioni nella cittadina si sono svolte senza problemi e l'affluenza, come dichiarato dal responsabile della Commissione Elettorale Locale Nermin Alivuković, è stata superiore alle aspettative: in 7.972 si sono presentati al voto, per una percentuale (67,87%) più alta rispetto alla media nazionale (56,36%). Nonostante la mancanza di risultati ufficiali, già nella serata di ieri Dukarović si è presentato ai media come il vincitore delle elezioni: per averne conferma ufficiale, tuttavia, sarà probabilmente necessario attendere qualche giorno.

Su un totale di 138 comuni finora scrutinati, la SDA ha vinto in 34 di essi, la SDS in 25, la HDZ in 13, la HDZ1990 in 3. In base ai dati attuali, i partiti nazionalisti hanno imposto il proprio candidato nel 54% dei casi. Per i Socialdemocratici della SDP, eredi del Partito Comunista e tradizionalmente non associati a nessun gruppo etnico, è una disfatta: Slobodan Popović, vice presidente della SDP, si dichiara amareggiato dall'esito del voto: “le forze nazionaliste hanno vinto”, constata, “i grandi sconfitti siamo noi. Ora sarà necessario lavorare per capire cosa deve cambiare nel partito”.

Discorso a parte merita il voto in Republika Srpska, dove l'Alleanza dei Socialdemocratici Indipendenti (SNSD) di Milorad Dodik è stata surclassata dalla SDS, che ha raccolto l'insoddisfazione popolare per la difficile situazione economica: Dodik ha perduto il controllo di 29 delle 62 Opčine che compongono l'entità serba di Bosnia Erzegovina, conservando solo Banja Luka tra le città principali. Un tracollo che potrebbe pregiudicare il futuro del partito, e che in molti giudicano come irreversibile.

Dalle amministrative di Bosnia Erzegovina esce un ritratto a tinte cupe: mentre i partiti nazionalisti crescono nel sostegno popolare, quella componente civica costituita dai Socialdemocratici e dai movimenti “per i cittadini” (come per esempio “Naša Stranka”, fondato dal regista Premio Oscar Danis Tanović) si trovano ridimensionati. L'esito del voto potrebbe rivelarsi una sorta di “antipasto” di quello che accadrà alle elezioni politiche tra due anni? La prospettiva è allarmante, ma fortemente probabile.

È questa, per esempio, l'opinione dell'economista Slavo Kukić: “Per come stanno le cose, siamo tornati indietro di vent'anni, al tempo delle prime elezioni multipartitiche del Paese. Il successo della SDA, delle due HDZ e dello SDS dimostra inequivocabilmente che il nazionalismo è tornato alla ribalta”. Kukić si era visto offrire nel 2011 l'incarico di formare il Consiglio dei Ministri, ma aveva fallito. Oggi è professore universitario a Mostar: “Credo che nei prossimi anni assisteremo ad un'inevitabile radicalizzazione del nazionalismo e alla disintegrazione del Paese”.“E' un risultato molto negativo”, gli fa eco Ibrahim Prohić, analista politico a Tuzla: “l'alternativa civica, non legata cioè a appartenenze nazionalistiche, è tramontata. Ancora una volta, la Bosnia è in balìa dell'etnocentrismo”.

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