Andrea Tavecchio
Fisco e sviluppo
10 Ottobre Ott 2012 1424 10 ottobre 2012

Novità per le start-up in Italia: è il momento dell’informazione

Copio volentieri il post di Silicon Valley blog sul mondo del venture capital di Corriere.it. Come dice giustamente Alberto Onetti nel post qui sotto oggi più che il momento delle critiche e valutazioni è il momento dell'informazione. Martedì prossimo c'è un appuntamento - tra operatori - a Milano per parlarne. Bisogna creare un ecosistema favorevole a chi rischia e a chi fa impresa.

La scorsa settimana, con il c.d. Decreto Sviluppo Bis, il Governo ha approvato un pacchetto di norme per favorire la nascita e lo sviluppo di start-up innovative in Italia.

In estrema sintesi, le misure sono essenzialmente riconducibili a due tipologie:
1) da un lato deroghe alla disciplina ordinaria, per facilitare la fase di avvio e sviluppo, rimuovendo ostacoli burocratici e normativi;
2) dall’altro agevolazioni fiscali e incentivi per l’accesso al capitale.

I beneficiari sono società italiane che non distribuiscono utili, hanno un fatturato non superiore a cinque milioni di euro e sono in possesso di altri requisiti pensati per selezionare imprese che fanno innovazione.
ll regime di favore si applica per quattro anni dalla data di costituzione.

Diversi i benefici introdotti, tra cui segnaliamo: incentivi fiscali per l’investimento in start-up; esonero dai diritti di bollo e di segreteria per l’iscrizione al Registro Imprese e dal pagamento del diritto annuale alle Camere di Commercio; contratto di lavoro specifico per i collaboratori e promozione del work-for-equity (anche attraverso un regime fiscale agevolato); facilitazioni per l’accesso al credito (attraverso l’intervento del Fondo centrale di garanzia per PMI) e al capitale di rischio (attraverso inedite forme di crowdfunding); deroghe agli obblighi di ricapitalizzazione in caso di perdite ed esenzione dal fallimento (sostituito dal più snello procedimento di sovraindebitamento).

In tanti mi hanno chiesto commenti e valutazioni. E' difficile farlo soprattutto a così breve tempo dalla sua introduzione e senza avere visto il decreto in opera. Di certo, a caldo, mi sento di vedere il bicchiere mezzo pieno, ossia vedo ed apprezzo un tentativo di risolvere un problema oggettivo, rappresentato dalla inadeguatezza dell'apparato normativo italiano a disciplinare ed inquadrare il fenomeno startup. Fatto peraltro dimostrato dai dati emersi dalla Mind the Bridge Survey 2011, da cui emergeva come il 40% delle startup italiane non erano ancora formamente costituite e il 9% di quelle costituite si erano incorporate all'estero. Segni di un malessere cui il decreto prova a dare risposte. In parallelo noto ancora un approccio al problema ancora fortemente nazionale (chiusura nei confronti di imprese estere, nessuna possibilità di utilizzare la lingua inglese, ...) che contrasta con un fenomeno quale quello delle startup che è per sua natura transnazionale.

In ogni caso oggi più che il momento delle critiche e valutazioni, è il momento dell'informazione.

Al riguardo segnalo un alert memo dello studio Cleary Gottlieb Steen & Hamilton descrive in dettaglio il provvedimento e un incontro di approfondimento (a taglio molto pragmatico) a Milano martedì 16 ottobre organizzato da Cleary Gottlieb Steen & Hamilton, Tavecchio & Associati e Mind the Bridge. Ingresso libero, previa registrazione (qui il link).

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