Nuovo Mondo
12 Ottobre Ott 2012 2037 12 ottobre 2012

Il Nobel all'Unione Europea suggella la morte del premio e la nostra vergogna

A questo punto bisogna chiedersi se non è arrivato il caso di abolire il Premio Nobel per la Pace e la sua inutile passerella opportunistica priva di personaggi di rilievo, anche perché la astratta e schifosa premiazione di quest’anno ne decreta di fatto la morte.

Ci siamo scandalizzati per i Premi Nobel ad Arafat, Rabin e Peres ma c’era almeno il beneficio del dubbio e della speranza, non abbiamo compreso il perché dei premi fuori tema e fuori luogo ad Al Gore, ad El Baradei, ad Ahtisaari e neppure quello a Barack Obama, ma come è possibile assegnare un premio all’emblema dello sfascio economico e politico, alla più palese rappresentazione di un mostro burocratico, di ricchezze sprecate, di egoismi e di putrefazione di una cultura quale è l’Unione Europea?

E come si potrà sopportare che uomini come Barroso, come Ashton, una gaffeur di professione, come Olli Rehn, e mettiamoci anche Juncker, Draghi e tanti altri, siano i destinatari di un premio alla pace? loro che stanno mettendo a ferro e fuoco paesi come la Grecia, la Spagna e per certi versi anche l’Italia ed il Portogallo, in preda ad una totale guerra fra poveri, che stanno dando mano libera a banche ed alta finanza per speculare i risparmi di decine di stati, che dormono sugli allori di vitalizi e privilegi e che hanno visto morire migliaia di immigrati senza aver mai preso una decisione comune…

Piuttosto che dedicarci il premio, a noi illusi, spennati, europei che ormai cercano fortuna piuttosto dalla Cina, dagli sceicchi del Qatar e degli Emirati Arabi, dagli oligarchi della Russia, tutti questi signori dovrebbero rifiutare il premio e creare un grande precedente che sarebbe anche da monito a quei barbagianni accademici svedesi sull’inutilità di questo premio. «Non ne siamo degni, vi ringraziamo ma non è il caso», è una semplice e breve frase che oggi noi europei pronunciamo con grande consapevolezza ed i nostri governanti che hanno meno vergogna e più colpe di noi, dovrebbero pronunciarle per prime.

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