Andrea Tavecchio
Fisco e sviluppo
13 Ottobre Ott 2012 1158 13 ottobre 2012

La nuova borghesia che chiede una svolta esiste, solo che i media conoscono solo quella vecchia

A chi parlano i grandi giornali nazionali e i programmi tv generalisti? Quali riferimenti culturali, quali protagonisti della società civile e del mondo delle professioni veicolano ogni giorno sulle loro pagine e dalle loro telecamere, specie nei dibattiti più di attualità? Ho l’impressione, guardando i media tradizionali, che a parlare siano quasi sempre persone, intellettuali e attori pubblici con la testa rivolta al mondo di ieri. Sembrano, per usare una metafora, fermi alla mitica staffetta Rivera–Mazzola di Italia-Germania 4-3, Messico 1970.

Fuor di metafora: se uno ha una qualche idea di cosa sia oggi la Milano post fordista del terziario e delle professioni capisce bene che il vecchio quadrato novecentesco “partiti di massa-grande sindacato-grande fabbrica-centralità di Mediobanca” non c’è più. Ed è un bene, in fondo. Dunque è inutile cercare col lanternino qualche “Gran Borghese” capace di stigmatizzare il deserto del Pirellone e la deriva di quella che un tempo, pomposamente, veniva definita la capitale morale del paese.

Ma dire questo non significa che in città non ci siano anticorpi alla peste nera della criminalità organizzata che penetra come un virus nei palazzi del potere, o che dalla società civile si alzi solo un assordante silenzio oppure ancora che non ci sia un mondo di professionisti reattivi, convinto della necessità di mobilitarsi. Non suoni come un autoelogio ma l’appello per spingere Roberto Formigoni alle dimissioni dalla Presidenza di Regione Lombardia, uscito su Linkiesta.it è un piccolo concentrato di imprenditori innovativi, banchieri moderni, primari di ospedale, giovani professori e tanti professionisti e consulenti che rappresentano esattamente l’evoluzione del Gran Borghese novecentesco (se c’è mai stato veramente tra l’altro). 

In tutto il mondo occidentale e moderno, è questa la borghesia, fucina naturale di classe dirigente. Ma bisogna saperla cercare e interpretare. Siamo sicuri che giornali e tv lo facciano ancora in modo esauriente? Soprattutto ne hanno la voglia e la curiosità? Urge uno scatto in avanti anche dell’informazione.

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