Yes we Scan
14 Ottobre Ott 2012 0137 13 ottobre 2012

“Meglio che non scenda in Sicilia”: così suggerirono a Berlusconi per le elezioni nell'isola

Una "chicca" esclusiva per i lettori dell'Linkiesta

Ora che Grillo ha scelto di fare una inedita campagna elettorale “sul campo” fino all'ultimo giorno utile concesso dai regolamenti (36 tappe in due settimane), la domanda più frequente, non solo tra cronisti e addetti ai lavori, è : “ma Berlusconi viene o no in Sicilia?”. In realtà l'assenza dell'ex presidente del consiglio nella terra dell'ex 61-a-0, non stupisce più di quel tanto. Assenza che però non è una diserzione e nemmeno disaffezione. Mentre il coordinatore regionale del Pdl Giuseppe Castiglione liquida i cronisti allargando le braccia (“ancora non sappiamo se viene”), vengono fuori alcuni retroscena che vedrebbero nell'assenza di Berlusconi in Sicilia, più che una no-fly-zone imposta in modo coatto, una strategia consensuale e concordata da entrambi le parti: tra Nello Musumeci, candidato alla presidenza della Regione Sicilia e lo stesso Cavaliere. Decisioni e suggerimenti cronologicamente maturati prima degli scandali Fiorito-Zambetti.

A sentire delfini e uomini vicini al candidato in Sicilia del Pdl emerge come, alla domanda che il Cav ha formulato da Roma sulla mossa più utile per la corsa di Musumeci (“ditemi cosa è meglio che io possa fare”), il suggerimento abbia portato alla conclusione che oggi è sotto gli occhi di tutti: meglio che Silvio non scenda e che non faccia nessun “cucù” durante la campagna elettorale in Sicilia. Almeno per ora. Almeno fino a quando le urne non verranno svuotate e lo spoglio non certifichi la vittoria per Nello Musumeci. Sarà forse soltanto dopo lo spoglio che il Cavaliere potrebbe fare il suo “cucù” o persino il suo tipico “uelah” che ha irritato persino la Regina Elisabetta (Betty do you remember “uelah! Mr. Obamaaaa”?). Una cosa è certa: prendendo in prestito un must della Giallappa's verrebbe da dire (e pensare) Mai Dire Test Nazionale. Perchè che il Cav dovesse o non dovesse fare il suo cucù in Sicilia a spoglio avvenuto e vittoria annunciata, Bersani aggiungerebbe comunque un altro risultato politico poco entusiasmante del suo partito, agli altri già registrati da Napoli in giù negli ultimi anni: “isole comprese” (come già segnalato in un precedente post di analisi qui su Yes We Scan). Gli ultimi dati catastali del condominio in costruzione, davano Musumeci (Pdl) su un attico cinque piani sopra Crocetta (Pd) e, ad ogni modo, i “delfini” del candidato di centro destra sembrano salutare con favore l'arrivo di Grillo nell'Isola che, a loro dire, penalizzerebbe solo l'avversario di centro sinistra (sarà vero?).

Se sarà vittoria di Musumeci, non sarà un 61-a-0 ma sarà comunque una vittoria senza conquistare il premio di maggioranza fissato a poco meno del 40% per via delle doti elettorali quantificate ai principali competitor. Crocetta (Pd), Miccichè (Grande Sud + Mpa) e Cancellieri (Grillo), chi-molto-più-chi-poco-meno, sembrano chiamare numeri con prefissi telefonici a due cifre per ogni utenza personale. E il delfino (molto delfino, anzi il “Delfino”) di Musumeci ne fissa pure già il break-even sulla auspicata vittoria. Un Delfino che confidenzialmente sostiene: “ad ogni modo al parlamento siciliano - se finisce come penso - a Nello (Musumeci) servirebbero al massimo 6-7 deputati e che non si faticherà poi a trovare più di quel tanto per assemblare una maggioranza in aula”.

Quei sei-sette alla fine dovrebbero arrivare da una “partita iva” che Berlusconi potrebbe in realtà utilizzare come una delle attività di spin-off nel percorso di “smarcamento” dall'old Pdl: Gianfranco Miccichè. In realtà i due, Berlusconi e Miccichè, non hanno mai rotto nel vero senso della parola e recitano due parti in commedia. Avete visto mai che abbiano trovato una casa a Montecarlo o qualcos'altro di imbarazzante contro Miccichè da declinare magari via giornali di famiglia o con metodi Lavitola style? Non è un caso che Berlusconi abbia pensato in prima battuta a Miccichè come candidato in Sicilia per la coalizione del centro destra. Candidatura poi sfumata - dicono - per via dei veti posti dai ras locali del Pdl di cui però lo stesso Berlusconi sembra essersi convinto di non poterne più per una buona parte di loro. Miccichè per quanto scapestrato (ok sì, è scapestrato) abita nei ricordi migliori del Cavaliere come l'uomo macchina di Pubbli-Forza-Italia che, nello “spirito” del '94, contribuì al celebre 61-a-0. Eppoi. Due anni fa d'estate - durante la festa de La Destra Di Storace (e Musumeci) a Taormina - Miccichè ebbe l'intuizione-presagio che prima o poi il Pdl sarebbe imploso, annunciando la “rottura” via Corsera con la nascita del Partito del Sud, poi Forza Sud, adesso Grande Sud: sui cambi di brand, comunque, si è rivelato un pò irrequieto.

C'erano però un paio di cose da risolvere nella fase preparatoria delle candidature alla presidenza siciliana. Gli indici di gradimento per Musumeci consegnati nelle mani di Berlusconi, erano decisamente alti e poi c'era anche un soggetto “ingombrante” da non lasciare a piede libero: il presidente uscente Raffaele Lombardo con l'Mpa - Partito Dei Siciliani che pur vanta ancora una propria e considerevole dote elettorale. In Miccichè a quel punto scatta subito una idea: candidarsi come presidente con un cartello di brand autonomista Grande Sud + Mpa (che tenga cooptato Lombardo) e suggerire a Berlusconi (racconta il Delfino) di candidare Musumeci alla guida della coalizione di centro destra senza perderne l'appeal che gli indici segnalavano sul conto di colui che oggi è il candidato del Pdl in Sicilia.
Così è andata alla fine della fiera. Così è stata messa in piedi una linea dove la regia sembra portare esclusivamente il nome, peraltro, di Gianfranco Miccichè e non di Angelino Alfano (n.p.).

A parte le operazioni di spin off che il Cavaliere è in grado di cavalcare come nel caso siciliano, da Roma arrivano tam-tam che comunque confermano la ristrutturazione dell'Old Pdl. I contratti dei molti collaboratori romani al servizio in struttiure come Palazzo Grazioli (e non solo) che sono in scadenza a dicembre, sembrerebbero essere a rischio di mancato rinnovo per gennaio. Così come sembrerebbe essere a rischio smantellamento pure una delle (costosissime) macchine di “intelligence” mediatica del Cavaliere come Il Mattinale. Da fonti romane si racconta persino di un Berlusconi che in alcuni casi, una volta consegnata la rassegna, lascia il prodotto de Il Mattinale lì dove glielo hanno posato sul tavolo: senza nemmeno dedicargli uno sguardo.
La scena al momento è quella di un Cavaliere con l'umore variabile: a volte al “minimo sindacale” nell'agire quotidiano, a volte con altro nella testa, a volte con lo sguardo altrove.

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