Eugenio Furia
Appapà
15 Ottobre Ott 2012 1302 15 ottobre 2012

Nonni guardano culi di mamme al baby-compleanno

Il menu fortunatamente è salutista: patatine e pop corn, panino e nutella e bibita rigorosamente zuccherata e gassata (ogni dieci, una bottiglia di acqua). Il protocollo all'ingresso neanche alla Casa Bianca: per i grandi, copriscarpe verdolini come in sala operatoria (inutili: nella pausa sigaretta fuori, non se li leva nessuno), «là si ripongono le scarpe» (per i bimbi è obbligatorio il calzino antiscivolo, anche d'estate) «e lì c'è l'appendiabiti» come in discoteca ma è gratis – e non era poi così scontato. Ultimato il percorso come dei soldatini, ecco il buffet per i grandi: i quali si avventano in modalità cavallette, come se a pranzo non avessero mangiato niente (è domenica e sono da poco passate le 16). La sala è un garage così triste che tiene le serrande abbassate, altrimenti qualche sprazzo di luce renderebbe l'atmosfera troppo piacevole. Eppure è il posto più trendy del momento. Tutti qui. I proprietari saranno presto nella classifica di Forbes, il titolare è l'unico con il sorriso stampato da inizio a fine festa. Quasi quasi scegliere il McDonald's per festeggiare è “di nicchia”.

Angoli di trasgressione con i genitori che leggono la copia collettiva di giornale locale, con un occhio ai titoli e uno ad Angelo e Santino che – a dispetto del nome – sono demoniaci. C'è anche chi conta le volte in cui il proprio figlio sale e scende sugli scivoli dei gonfiabili (siamo nell'ordine delle centinaia). Mamme affogano l'ansia nel chinotto (da chi ti offre il prosecco risalirai ai genitori del festeggiato – non al figlio, purtroppo – ma sarà ormai troppo tardi per gli auguri: saremo ai titoli di coda), nonni guardano culi di madri senza contegno per stare dietro alla prole, un padre che a pranzo ha abbondato col Cirò fantastica di fare un paio di giri al salterello, sguardo iniettato di follia più di quello del gregge giustamente sfrenato – poi tutto rientra dopo occhiataccia della moglie (sottotitolo: «Ma che c@##o ti passa per la testa?!?»). Sorveglianti kapò chiamano tutti «bimbo!» – tranne i padri che giocano a ping pong e biliardino.

Un regolamento (sgrammaticato e scontato, tipo: «È fatto divieto di conficcare corpi contundenti nel festeggiato per mostrargli la propria gioia») cerca di dare un'allure di credibilità professionale al tutto. I bimbi: particelle atomiche in movimento, alla fine saranno madidi come dopo un rave party, meno male che c'è un phon collettivo (anche questo servizio è “gentilmente offerto” e ci mancherebbe...). Io mi accontenterei di parlare del monopolio di titoli di Peppa Pig (D'Achille edito da Giunti) nella classifica Ragazzi – 6 posizioni su 10, tra le quali prima e terza –, ma persino questo potrebbe risultare troppo radical chic o snob o colto: se vuoi scambiare una chiacchiera ai baby-compleanni devi parlare di genitorialità pura e non puoi spingerti oltre i commenti sulle maestre e sull'asilo ché stai già divagando troppo. In un momento di debolezza chiedo conforto a una mamma a caso di cui ignoro nome e figlio/a: «Secondo te non è troppo rossa?». «È sudata. O forse è un'allergia». «Ah, bene». Papà di Chiara: «Ma quando ci cacciano?». Ancora è presto. Però quando ti porgeranno il piattino da portare a casa è quasi fatta.

Nel frattempo si susseguono sopralluoghi di futuri clienti come si fa per i matrimoni. Compleanni così fotocopia (ripetitivi come i matrimoni, appunto) che neanche il piccolo festeggiato saprà di dover spegnere le candeline, a un certo punto. Dopo la torta il momento dei regali (ora se ne fa uno solo, grande, come alla laurea), anzi no: non c'è più neanche quello, non si porta più e poi bisogna fare in fretta. Pronti via che c'è il secondo turno: la comitiva preme all'esterno, tra occhiatacce e controllo compulsivo dell'orario, come alle partite di calcetto.
Sì, ma di chi era il compleanno?

(nella foto: Fine festa. Il cadavere di Minnie prima dei rilievi dei Ris)

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