Le cinéma autrement
16 Ottobre Ott 2012 1618 16 ottobre 2012

Ingrid Bergman, Ingrid Bergman

Il London Film Festival dedica una doppia proiezione a uno dei maestri indiscussi del cinema italiano, Roberto Rossellini. Viaggio in Italia e La guerra dei vulcani raccontano le grandi attrici che lavorarono con lui e vissero al suo fianco: Anna Magnani e Ingrid Bergman.

C’è qualcosa di magnetico nella bella attrice svedese, il viso da bimba appena velato dal divismo. Abbastanza da ispirare il padre della musica folk statunitense Woody Guthrie, che le dedicò una canzone musicata postuma da uno dei suoi migliori eredi, l’inglese Billy Bragg (in collaborazione con i Wilco).

Ingrid Bergman, Ingrid Bergman, / andiamo a girare un film / sull’isola di Stromboli, Ingrid Bergman

Il LFF quest’anno dedica una parte delle proiezioni ai cosiddetti Treasures, film conservati negli archivi storici del BFI o di altre Cineteche europee recentemente restaurati e resi di nuovo accessibili al pubblico. Tra questi c’è Viaggio in Italia (1954) presentato di recente a Venezia, Cannes, Toronto, New York e ora approdato a Londra per la gioia di un (nutrito) pubblico internazionale – non ci sono solo italiani in sala, ma addirittura una signora inglese che lavorò come assistente personale di Anna Magnani.

Il capolavoro di Roberto Rossellini è seguito dal documentario La guerra dei Vulcani sulla lavorazione di uno dei suoi film più travagliati, Stromboli terra di Dio (1950) che segnò la fine della relazione con Nannarella, abbandonata dal regista per la bella Ingrid. L’altro vulcano in questione è l’omonima isola delle Eolie dove la casa di produzione Panaria (cui, secondo le testimonianze, Rossellini rubò il soggetto per il suo film) girò il film Vulcano (1950) con protagonista proprio la Magnani, in una competizione che trascendeva i semplici duelli cinematografici.

Ingrid Bergman / sei così bella / da far fremer ogni montagna / da far uscir fuoco da ogni cratere / Ingrid Bergman

La mente dietro La guerra dei vulcani è Francesco Patierno, regista partenopeo noto al pubblico italiano per la commedia agra e surreale Cose dell’altro mondo (2011), presentata l’anno scorso a Venezia. Soggettista e sceneggiatore del documentario, Patierno ha lavorato per più di un anno negli archivi di Cinecittà, montando le immagini raccolte in quattro mesi di lavoro.

Non avendo un nome sufficientemente importante per una superproduzione con cast hollywoodiano, il regista ha dovuto abbandonare i sogni di gloria per ripiegare sul low cost all’europea – scelta che purtroppo ha sacrificato la narrazione, troncandola abbastanza brutalmente giusto all’inizio del matrimonio tra la Bergman e Rossellini e lasciando un po’ di insoddisfazione in bocca.

Il soggetto iniziale è stato così convertito in una sceneggiatura da documentario “anomala” e se vogliamo coraggiosa, senza interviste e con il solo commento di una voce fuori campo. Le immagini sullo schermo mescolano perciò materiale d’archivio con spezzoni di film, a suggerire che i confini tra le vite private dei protagonisti e quelle sullo schermo non fossero poi così definiti.

Scelta coraggiosa perché, in una storia d’amore tumultuosa come fu quella tra Rossellini e la Bergman, le testimonianze sono importanti: non solo per aiutare a ricostruire l’oggettività dei fatti, ma anche per orientare lo spettatore con delle chiavi di lettura dei medesimi. Non fa specie, pertanto, che la famiglia di Rossellini abbia accolto con una certa freddezza il lavoro di Patierno, temendo forse di esser stata mal rappresentata. Il mercato internazionale ha invece premiato La guerra dei vulcani che è stato venduto in 24 paesi, Regno Unito incluso – dove il film è stato proiettato dal canale satellitare Sky Art.

Questa vecchia montagna ha aspettato / tutta la sua vita perché tu la scoprissi / perché la tua mano toccasse la sua dura roccia / Ingrid Bergman

“Più che un film su due rivali in amore, La guerra dei vulcani è soprattutto la storia di due donne e della loro emancipazione, in particolare di Ingrid Bergman” racconta Patierno al Q&A che segue la proiezione “Credo che la sue scelte coraggiose – abbandonare le sicurezze dalla famiglia e dello star system hollywoodiano per legarsi ad un uomo fuori dai vincoli del matrimonio, e siamo negli anni Cinquanta – abbiano ancora molto da insegnarci, non solo da un punto di vista personale ma anche da quello professionale.”

L’incontro tra Ingrid Bergman e la natura selvaggia di Stromboli diventa così una metafora complessa, che esce dai confini dello schermo per investire la storia dei tre protagonisti del triangolo amoroso più celebre della storia del cinema italiano. E’ quasi ironico perciò che due film carichi di tali aspettative e significati abbiano avuto poco o nessun successo, valutati come appena sufficienti dalla critica e abbiano guadagnato un posto di secondo piano nelle filmografie di chi vi prese parte.

La magia però rimane, la stessa che faceva sussurrare languidamente a Woody Guthrie (e a Billy Bragg) Ingrid Bergman, Ingrid Bergman – sbagliando l’accento su Strombòli.

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