Calcio in faccia
16 Ottobre Ott 2012 1954 16 ottobre 2012

“Non perché è mio figlio...ma”. Storie di genitori di giovani giocatori

Non è difficile incontarlo. E' il padre del calciatore. Di solito se ne sta un po' defilato nelle tribunette dei campi di paese o di periferia. Non ama mischiarsi con gli altri, non urla, parla sottovoce e ha un lungo cappotto beigiolino d'inverno e cardigan d'estate. Porta gli occhiali di solito e ha un'età che si aggira attorno ai 60 anni. Non appena vede una persona con un taccuino, supponendo di tratti di un giornalista, o di un commissario degli arbitri, o ancora meglio di un osservatore di una squadra più titolata si avvicina. E' uno che la prende alla larga. Di solito comincia con un commento su un giocatore della squadra avversaria a quella dove gioca suo figlio.

“Bravo il 7 ha visto?”
“Non male anche il 10 dell'altra squadra” risponde si solito l'uomo taccuino-munito
“Guardi è molto in gamba l'8”
“Ma anche il 6 se la cava, forse gli manca la corsa” rincalza il taccuino-munito.
“E il 3?” dice con fare entusiastico
“Beh bravino perchè no?” concorda il giornalista

Al che arriva la frase rivelatrice
“Non perchè è mio figlio....”
alla quale segue una serie di considerazione tecniche fintamente interessate.
“Ma guardi bene che passo e come tiene la posizione. E il fisico”.
E' partito bisogna dargli ragione, non c'è alternativa, ma qualsiasi commento positivo lascerà partire la descrizione del curriculum.
“Lo voleva la Bazzarattese in serie D. Avevamo trattato con la Pressapocana, ma poi era troppo distante. Sa il lavoro e poi la ragazza”
“Era nelle giovanili del Milan, ha fatto tutta la scuola calcio con Scanziani”.
Il dialogo-monologo qui prende tre possibili strade

1)L'esibizione di tutte le conoscenze del mondo del calcio dal padre. Tipo conosce lo zio del fratello, della findanzata di un amico di Trapattoni. Oppure alla cena aziendale della sua ditta hanno invitato Tiziano Crudeli e lui gli ha detto “Complimenti Tiziano”
2)La denigrazione dei compagni di squadra del figlio, a suo dire troppo scarsi, e naturalmente dell'allenatore, reo di non farlo giocare da mezza punta, mezz'ala, come logica calcistica vorrebbe viste le cristalline capacità del soggetto, ma da terzinaccio. Di solito questa spiegazione finisce quando il giocatore entra a due piedi e una roncola sulle gambe della punta avversaria e l'arbitro, vedendo volare in aria una tibia, un perone e una rotula, decide di espellerlo non solo dal campo ma anche dal consorzio umano


3) L'elenco di tutti i calciatori con cui ha giocato nella nazionale militare da Nesta a Cannavaro, fino a Pirlo e Cassano. Naturalmente tutti raccomandati.

Avrebbe detto Aldone Biscardi. Ma se hanno fatto tutti carriera e tuo figlio no? Sarà mica perchè è scarso. “Non perchè è tuo figlio”. Naturalmente.


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