Tabula rasa
16 Ottobre Ott 2012 0813 16 ottobre 2012

Sfatiamo il mito della scuola gratis

Ho visto di recente sul sito di un giornale italiano una scheda di spiegazione dell'ultimo sciopero studentesco. Scopro che "borse di studio, comodato d'uso dei libri di testo, gratuità dei trasporti pubblici sono solamente un miraggio per la stragrande maggioranza [degli studenti]", con conseguenti spese annue che oscillano tra i 900 e i 1.600 euro. Manca solo la merendina gratis e siamo a posto!

A me sembra che un minimo di investimento - di tempo, impegno personale e impegno della famiglia - sia doveroso anche nel contesto di un sistema scolastico pubblico. Un po' di sacrificio per pagare l'abbonamento dell'autobus o i libri (magari di seconda mano) mi sembra perfettamente accettabile, e non credo che la maggioranza degli studenti italiani viva ai limiti della sussistenza. Mi chiedo anche quanti studenti decidano di racimolare qualche soldo ad esempio con un lavoro estivo - molto pochi, a giudicare dal gran numero di immigrati che fanno i camerieri o i pizzaioli (e per fortuna che ci sono loro, altrimenti l'Italia si fermerebbe).

Qui negli Stati Uniti l'idea che i genitori debbano risparmiare sin dai primi anni per finanziare la costosissima istruzione privata per i figli è ampiamente accettata. Conosco molti figli di immigrati di prima generazione, tutt'altro che abbienti, che hanno studiato nelle migliori università, con grandi sacrifici per la propria famiglia. Nessuno di questi ritiene inaccettabile il costo dell'università americana, perché sa che l'investimento avrà un ritorno positivo. Certo, il sistema è duro e selettivo, ma non vedo niente di male a instillare in un giovane un po' di sano istinto competitivo.

Nelle università americane, tra parentesi, studiano oltre 700.000 studenti stranieri. Cina, India e Corea del Sud rappresentano quasi il 50% di questi. Oltre a loro, tra le prima 25 nazionalità figurano solo tre paesi europei (Germania, Gran Bretagna e Francia). Dell'Italia non c'è segno. Consiglio vivamente ai nostri liceali più o meno ambiziosi di considerare gli studi all'estero. Serviranno decenni per rimettere in sesto il sistema universitario italiano. Nel frattempo, fate egoisticamente ciò che è meglio per voi, e trasferitevi in migliori lidi, costi quel che costi.

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