Andrea Guarise
ABC. A-Always, B-Be, C-Closing
17 Ottobre Ott 2012 0902 17 ottobre 2012

Bello vivere di rendita, vero? E ora il turismo italiano rischia di scomparire

Internet ha cambiato e rivoluzionerà ancora in futuro diversi ambiti della nostra vita: cambierà la gestione di ufficio, costringerà a studiare e implementare nuovi format nel comparto commerciale, e impegnerà le banche a rivedere il concetto di sportello e di multicanalità. Ma se c’è un settore in cui ha già inciso pesantemente è quello turistico, con tutta una serie di ricadute delle quali (gran parte) dei nostri albergatori sembrano accorgersene solo adesso.

Se c’è un aspetto che chiunque italiano va fiero nel mondo è l’orgoglio per la presenza di tantissime bellezze naturali e culturali in qualunque parte del nostro Paese: non solo le città d’arte sulla linea Venezia-Firenze-Roma, ma anche nelle località più remote della penisola. E chiunque fino a qualche anno fa non temeva confronti con nessun altro Paese, poi le prime crepe: per rimanere in Europa, in Spagna e Grecia, prezzi inferiori e migliore qualità, e negli ultimi anni, è l’altra sponda dell’Adriatico, Croazia e Montenegro, ad essere sulla bocca dei più.

Ora i dati di STR Global, fonte indipendente di statistiche sull’andamento del settore alberghiero, gettano effettivamente la maschera: il turismo in Italia è in forte difficoltà, e non solo a causa della crisi della domanda interna, ma anche nel confronto con gli altri Paesi. Come mostra la tabella, tra gennaio e luglio 2012 il mercato migliore, in ambito turistico-alberghiero, è stato quello di Taormina e Messina, con un RevPAR (il fatturato per camera disponibile) in crescita del 18,4% annuo. Segue poi Firenze con un ADR (prezzo medio camera) passato da 133,94 euro a 143,59 euro, con un RevPAR aumentato del 4,6 per cento.

I primi quattro mercati, in termini di RevPAR, sono Venezia, Roma, Firenze e Milano, con un range che va dagli 81,98 euro degli alberghi di Milano, ai 176,76 euro per le strutture in Laguna. Ma ci sono poi diversi mercati in difficoltà, come Padova, Genova e Bologna: Padova ha visto ridursi il tasso di occupazione per tutti i vari mesi del 2012, con un calo del 12,3% anno su anno a luglio; Genova, con un meno 7,7% nei soggiorni, un RevPAR in calo del 9,6%; e infine Bologna con un meno 4,7% nei soggiorni, un conseguente calo RevPAR del 5,7 per cento. Ma anche per i due mercati maggiori, Roma e Milano, le previsioni sono nere per questo fine 2012, ma anche per il 2013.

E la situazione di Padova, o meglio, del vicino comprensorio termale di Abano e Montegrotto Terme è emblematica. La scorsa settimana è stato eclatante il caso di tre persone salite sul tetto di un albergo, per protestare contro la crisi che coinvolge il settore termale euganeo. Crisi ben descritta dal reportage del Corriere del Veneto dello scorso 4 ottobre, di cui riporto i numeri più interessanti:

“Dal 2007 il bacino euganeo registra pesanti segnali di declino”. Pesanti quanto? Preparatevi ai numeri: 900 mila presenze in meno in quattro anni (2007-2011). “Nei primi sei mesi 2012 - evidenzia Finozzi (Assessore al Turismo della Regione Veneto) - il calo resta preoccupante: gli arrivi di turisti italiani (che rappresentano il 12% del totale) segnano un meno 2,42, quelli tedeschi e austriaci scendono del 3-4%. Crescono invece le presenze di russi (più 30) e ucraini”.

Eclatante perché visitando il sito dell’hotel occupato (che risulta attualmente chiuso al pubblico), nulla viene evidenziato nel sito stesso, che può piacere graficamente o meno, ma di cui si nota immediatamente due cose: sito in una sola lingua, l’italiano, e sistema di prenotazione che consiste nel compilare un semplice modulo. Vediamo di essere pratici, diretti e brutali: per attrarre turisti, e quindi clienti, non basta avere i fanghi o avere a un’ora di macchina, Vicenza e le ville palladiane, l’Orto botanico di Padova, la città di Verona, tutti patrimoni dell’umanità secondo l’UNESCO, senza dimenticarsi dell’unicità di Venezia. Avere il “nome”, che tanto poi il turista arriva, non basta più.

Ma l’esempio del sito internet è la dimostrazione, più semplice, ma anche più evidente di come è sulla Rete, e su siti come Tripadvisor o Trivago, due tra i tanti, che consentono di ottenere commenti sulle strutture o una comparazioni su servizi e prezzi, che si sta combattendo una vera guerra. Ci sono fior fiore di studi, ricerche e approfondimenti che dimostrano in maniera inequivocabile di come la Rete - ma basta semplicemente pensare all’uso che facciamo noi stessi - sia ormai il primo mezzo per la scelta della meta e della rispettiva struttura per il soggiorno.

Credete che nel resto del mondo stiano fermi?

Oggi, sempre STR Global ma anche Jones Lang LaSalle Research, mostrano in maniera lampante come i mercati più attraenti, a livello di investimenti immobiliari stiano diventando sempre più Paesi come Thailandia, Indonesia e Maldive, che al di là delle bellezze naturali, dell’ “esoticità”, presentano mercati con una crescita sostenuta, e costante, negli arrivi e nella crescita del RevPAR. E si sa, gli investitori e gli investimenti seguono la richiesta del mercato, quando non l’anticipano. Si investe in ciò che ha domanda e successo, è il mercato.

La Thailandia attende 20,5 milioni di arrivi complessivi per il 2012, e questo nonostante la situazione politica non del tutto pacificata. L’aspetto più importante è che il mercato, un tempo dominato da operatori nazionali, sta sempre più diventando attraente per gli investitori stranieri: negli ultimi 18 mesi la Thailandia è stata protagonista di ben cinque transazioni per un totale di 315 milioni di dollari. Ma cosa ancor più importante ha visto salire i soggiorni dal 10,4% al 76,8% nell’ultimo anno, dopo la soluzione della crisi politica scoppiata nel 2008, e l’elezione proprio nel luglio 2011 del nuovo Primo Ministro. La vicina Indonesia, ha anch’essa una forte domanda turistica con circa 17,5 milioni di visitatori nazionali e 5,2 milioni di visitatori stranieri con un ADR cresciuto, ad agosto, del 21,2% anno su anno.

Per tornare in Italia, un dato più di tutti è palese (e logico): ormai non è più tempo di improvvisazioni, e una strategia che ha come basi il contare solamente sulle bellezze che ci ritroviamo dal passato, o, in caso di crisi richieste di sussidi al pubblico (come sta avvenendo in Veneto) è una strategia a perdere. Anzi, non è nemmeno una strategia. Senza un’attenta programmazione, in cui gli investimenti per l’ammodernamento e la riqualificazione interna ed esterna delle strutture (e non con architetture che richiamano gli anni ’60) sono previste dai piani di crescita aziendali, e il connubio pubblico-privato è inteso come partnership e non come terreno di scontro (emblematico è il fuggi fuggi di yacht e natanti in Croazia) per creare le condizioni per svolgere l’attività ricettiva, da un lato, e organizzare e promuovere tutta una serie di eventi, manifestazioni e spettacoli dall’altro, quello che era un vanto, e una certezza, il turismo italiano, rischia inesorabilmente di scomparire.

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