Luca Gatti
SkypeEuropa
17 Ottobre Ott 2012 2239 17 ottobre 2012

Il DalaiLema è stato stanato!

Le primarie non sono state effettuate e Matteo Renzi sembra che abbia già vinto, senza neanche partecipare.
Il suo "rottamare" ha fatto scuola, ha assunto un significato diverso rispetto a quello per cui era stato utilizzato fino a un paio d'anni fa e soprattutto ha messo una classe dirigente con le spalle al muro. Veltroni ha già annunciato il ritiro e Livia Turco lo aveva preceduto. Stessa cosa per l'affascinante ma poco incisiva Giovanna Melandri. Ma lo scoop, di poche ore fa, è che il DalaiLema che conoscevamo, quello che denigrava con una battuta i Renzi di turno sia tornato nell'arena politica per sfidare il Sindaco di Firenze. Disposto a guerreggiare se il toscano dovesse vincere le elezioni primarie (a questo punto non si capisce più il senso delle primarie, se il giorno dopo devono iniziare le faide interne!).
Visibilmente irritato durante la trasmissione Otto e Mezzo, il leader Maximo ha addirittura detto che se vincerà Bersani non chiederà deroghe (grazie!), cioè non si ricandiderà.
Un'uscita di scena all'italiana, anzi l'ennesimo tocco di folklore italico che non fa altro che rafforzare i renziani e chi pensa che la spocchia di questi dirigenti sia stupefacente (non sono un renziano, ne tanto meno sò se andrò a votare alle primarie).
Sembra che questo paese non si possa permettere un Gonzales o un Blair in tribuna, lontani dai posti che contano e da stipendi mensili a cinque cifre.L'anomalia che tutti conosciamo.
L'irritato Massimo l'ha testimoniato in modo lampante stasera, uscendo fuori dal suo aplomb e dalle sue granitiche certezze politichesi, per dichiarare guerra ad un membro del suo partito (continuavano a chiamarla zappa sui piedi).
Pronto e interessato a difendere la sua immagine, o poco più, DalaiLema non ha capito che per un militante, che non sia militarizzato su una delle posizioni dei candidati, è difficile spiegare questa crociata contro il Sindaco di Firenze. Non tanto con amici e uomini dell'apparato di partito, ma alle persone "reali" e numericamente rilevanti, che poi ti dovrebbero votare.
Dopo 30 anni di strategie, ancora una volta, il politico più brillante che la sinistra abbia avuto negli ultimi sei lustri spreca un'occasione per star zitto.
La sensazione che Renzi il grullo, vinca o non vinca le primarie, sia ricordato come il vincitore reale di questa consultazione interna è tangibile. Ed è pronto anche il titolo: "L'uomo che ha stanato il DalaiLema".

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