Congiuntura
18 Ottobre Ott 2012 1702 18 ottobre 2012

«Il futuro della Grecia? Tutto dipende da loro»

«La Grecia? È sempre nei nostri pensieri. Nessuno vuole che esca». Come spiega un funzionario della Commissione Ue, su una cosa sono (quasi) tutti d’accordo. Eppure, come due anni fa, come un anno fa, il destino di Atene tiene con il fiato sospeso l’eurozona. Ma a differenza dell’autunno 2011, oggi si discute di dare più tempo alla Grecia per poter raggiungere gli obiettivi fissati con la troika. E con tutta probabilità, la decisione arriverà entro le prossime settimane. Il tutto a patto che il governo di Antonis Samaras s’impegni per portare «tagli concreti», spiegano da Palazzo Berlaymont.

Basta parole. Basta promesse irrealizzabili. Basta menzogne. Dal punto di vista informale, l’ultimatum è arrivato: chiaro e deciso. Durante l’ultima settimana di colloqui fra la troika e il governo ellenico le posizioni sono state chiare. Se da un lato è certo che arriverà la prossima tranche del pacchetto di aiuti, 31,5 miliardi di euro, è altrettanto certo che, con l’attuale assetto, la Grecia non potrà mai onorare i suoi impegni con i creditori internazionali. Ed ecco perché si sta andando verso una sorta di moratoria biennale, a patto che la vigilanza sui tagli alla spesa pubblica sia condotta in maniera ottimale. Basterà?

«Tutto dipende da loro, da cosa decideranno di fare». Nulla di nuovo, quindi. Le parole del funzionario europeo non sono nuove. Anzi. L’impressione è che questa sia l’ultima concessione fatta alla Grecia. Poi, il destino sarà in mano ai politici greci. Dopo due salvataggi sovrani, una ristrutturazione del debito, una ricetta economica a base di austerity mai applicata a pieno e privatizzazioni non portate avanti con decisione, in tanti stanno perdendo la pazienza. Con una depressione economica, un rapporto debito/Pil in costante crescita, un sistema politico in cui la corruzione regna sovrana e il costante rischio di un incremento delle tensioni sociali, la domanda potrebbe non essere più se l’Europa può salvare la Grecia, ma se quest’ultima è in grado di tirarsi fuori dalle sabbie mobili in cui è piombata. Una domanda che, per ora, non ha una risposta.

PS: anche a Bruxelles si sente l’austerity. Come ha notato David Carretta, qualcosa è cambiato. Meno panini per tutti.  

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

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