Mercato e Libertà
18 Ottobre Ott 2012 0912 18 ottobre 2012

Oligarchia, oclocrazia e liberalismo

Sto leggendo "A capitalism for the people" di Zingales. Sembra un bel libro. Il capitolo 1 dice sostanzialmente che più tempo passa più gli USA di oggi gli ricordano l'Italia di ieri, che del resto è come l'Italia di oggi... Quello che non mi sconfinfera è però l'idea che il populismo sia la chiave per contrastare la concentrazione di potere nelle mani delle elite politiche e delle lobby economiche che guidano le politiche di Washington.

Lo stesso problema ce l'ho con un altro libro che sto leggendo, "Why nations fail" di Acemoglu e Robinson, che di fatto contrasta sistemi economici dinamici e paludati, creando un parallelo tra sistemi a potere diffuso e sistemi a potere concentrato. Di fatto gli autori ritengono, con molte eccezioni interessanti, che i sistemi politici a potere diffuso siano anche liberali e quelli a potere concentrato stimolino le caste parassitarie. Questa idea non mi torna granché.

Dato che sono all’inizio di entrambi i libri, questa non è una recensione, solo una riflessione generale. Per capire il rapporto tra società e politica, almeno escludendo i failed states totali, cioè le situazioni di totale assenza di legge, sicurezza, ordine, serve una tricotomia:

  1. sistemi oligarchici dove una ristretta elite si accaparra il surplus della produzione e trasforma la società in una mucca da mungere
  2. sistemi oclocratici dove tutti cercano di sfruttare il potere per vivere a spese altrui e nessuno riesce a creare ricchezza
  3. sistemi politici liberali in cui l'autonomia individuale e sociale dalla politica è notevole e quest’ultima si limita a ciò che non è possibile fare se non attraverso decisioni collettive (cioè imposte coattivamente a tutti i membri della società)

Essendo un sistema politico poco "di massa" gli USA peggiori tendono a diventare come 1, anche se per cultura e storia sono sempre stati del tipo 3. Temo che anche gli USA prima o poi dovranno fare i conti con le tendenze degenerative della politica: non solo tendenze oligarchiche (come testimoniato dal parassitismo del sistema finanziario USA a danno dei contribuenti, dei risparmiatori e dell’economia reale), ma anche populiste, demagogiche e oclocratiche, rappresentate al meglio (ehm, diciamo al peggio) dal movimento Occupy Wall Street.

L'Italia ha un sistema politico poco trasparente ma anche a potere molto diffuso (corporativistico), quindi tende a degenerare in un mix di 1 e 2, con una casta che si oppone ad ogni riforma per paura di perdere potere, e una massa di persone che si inchinano di fronte allo Stato per avere qualche privilegio a danno dei propri concittadini. L’Italia non è mai stata realmente un sistema del tipo 3 e quindi non ha gli anticorpi che hanno gli USA. La società italiana è servile e rapporti di potere sono cristallizzati in ogni ambito: "attaccare l'asino dove vuole il padrone" è il motto che accomuna gran parte del paese. Non so se esiste un equivalente in lingua inglese, e mi stupirei se esistesse. Anche "la ragione è dei fessi" è un motto servile, che in inglese si dice "might is right" ma non è considerato un consiglio di vita.

L’Europa è una costruzione artificiale voluta da una ristretta elite e propagandata per bene sui media a tutti i cittadini europei, ma rimane un sistema fondamentalmente oligarchico: se l’Unione Europea dovesse diventare una vera democrazia, le tendenze oclocratiche non tarderebbero però a farsi sentire.

Un sistema di tipo 1 è stabile finché l'elite non degenera e/o l'economia non collassa e/o non si ha un tracollo o una rivoluzione. Può essere più o meno parassitario a seconda di quanti elementi di liberalismo incorpora, e di quale è l'ideologia dominante. Storicamente tutti i sistemi liberali avevano un sistema politico oligarchico, ma dal potere limitato: il potere era (come ovunque) di pochi, ma non faceva grossi danni perché la società era fondamentalmente autonoma dallo Stato. Un liberalismo politico di massa non è mai esistito, ma è esistita una società liberale di massa (come gli USA): non credo siano mai esistite del resto repubbliche stabili non fondate su una oligarchia (Venezia, Roma, USA, UK). Non mi stupirei se l'occidente, che con la democrazia contemporanea ha rafforzato le tendenze oclocratiche, morirà in futuro del male greco (o italiano) tra qualche decennio.

I sistemi di tipo 1 hanno qualche capacità di autocorrezione: l’elite è ristretta e quindi può accordarsi per le riforme, inoltre ha un interesse a realizzare un minimo di prosperità per garantire il proprio potere e massimizzare le rendite estratte dalla società. Un leader in un sistema politico accentrato può cambiare il corso degli eventi, almeno temporaneamente, e mentre una Thatcher o uno Schroeder sono possibili in Gran Bretagna o in Germania, è difficile immaginare che siano possibili in Argentina o Grecia. Inoltre in un gruppo limitato è facile generare norme che limitino i danni del potere politico, ed è quindi più verosimile un’oligarchia liberale che un’oclocrazia liberale.

Il sistema di tipo 2 dubito che possa durare a lungo, infatti. Se c'è una crisi, si rivela irriformabile, e l'unico modo per riformarlo è farlo diventare un sistema di tipo 1 (l'"uomo della provvidenza" o il "leader carismatico" weberiano) oppure farlo diventare di tipo 3 (ma il tipo 3 non ha gruppi sociali pronti a difenderlo e quindi nessuno lotta veramente per realizzarlo). Di fatto, un sistema oclocratico tende a degenerare per via della sua demagogia, e una volta degenerato reagisce con ancora più demagogia: da Aldo Moro si arriva a Bettino Craxi, poi si scende fino a Silvio Berlusconi, e infine si giunge forse a Beppe Grillo. La Grecia per il momento è un esempio migliore perché vive già oggi nel nostro possibile futuro prossimo.

Il sistema di tipo 3 è l'unico sistema sociale degno di questo nome, ma è instabile, perché è fragile sia alle pressioni dall'alto delle oligarchie che vogliono potere, che a quelle dal basso dell'oclocrazia che si vende all’oligarchia per il “panem et circenses”. Un tale sistema non può durare per suoi meriti ma solo per contingenze storiche (conflitto monarca / aristocratici) o per motivazioni ideologiche (l'"American Dream") e istituzionali ("enumerated powers" / "checks and balances").

Nonostante al debolezza dei sistemi di tipo 3, ciò che rende più o meno tollerabili e sostenibili i sistemi di tipo 1 e 2 è che nel mondo reale non sono mai “puri” ma contengono sempre elementi di istituzioni liberali: libertà di mercato e di contratto, “habeas corpus” e stato di diritto, etc.

Storicamente il sistema di tipo 3 è l’unico capace di generare prosperità di massa, innovazione e crescita continue, e un ampliamento della sfera delle libertà politiche e personali. Un vero peccato che sia, tra i tre sistemi politici fondamentali, quello meno probabile: quando un piccolo gruppo riesce a vivere a spese del resto della società si ha un’oligarchia, e quando tutti cercano di vivere meglio impedendo agli altri di fare meglio si ha l’oclocrazia.

Io personalmente dubito che l’occidente abbia molte chance di ripristinare un sistema di tipo 3: la degenerazione del sistema 1 produce automaticamente il sistema 2, che poi si involve su sé stesso e si autodistrugge. L'America Latina è piena di queste involuzioni, e chissà come se la caverà la Grecia nei prossimi anni, come potenzialmente (ma meno probabilmente) anche altri paesi in crisi.

Per fortuna la storia non è prevedibile, e quindi può sempre avere evoluzioni inattese, nel bene o nel male.

Pietro Monsurrò

@pietrom79

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