Voglio cambiare aria
19 Ottobre Ott 2012 0950 19 ottobre 2012

Sindrome Nimby unisce Svizzera e Calabria: quella centrale non s'ha da fare a casa nostra. Ma l'Italia dice sì

Se l’Italia prevede la produzione di energia attraverso l’utilizzo di gas, carbone o altre fonti fossili, e se vogliamo partecipare a quel mercato, dobbiamo rispettare le norme vigenti di quel paese (Mario Cavigelli, responsabile del dipartimento energia del Cantone dei Grigioni, Svizzera).

Siamo attivi nel mercato italiano, dove abbiamo un volume di affari dieci volte superiore a quello svizzero. Costruiamo una centrale in Italia per il mercato italiano.” Kurt Bopst – CEO di Repower motiva così i 9000 franchi svizzeri che la sua società ha dato ai manifestanti italiani, intervenuti a sostegno del progetto di costruzione di una centrale a carbone a Saline Joniche (RC).

La manifestazione di protesta era organizzata dagli ambientalisti svizzeri, a Coira, nel Cantone dei Grigioni. “E’ molto brutto che un’azienda grigionese faccia questo, è inaccettabile che un’azienda di proprietà del Cantone dei Grigioni (46%) usi questi metodi poco trasparenti e poco democratici”, commenta così Jon Pult, gran consigliere del PS svizzero. Il primo motivo di scandalo, per gli svizzeri, è dunque il contributo erogato per la contro-protesta. Ma non è il solo.
Costruire una centrale a carbone che molti non vogliono, oltre tutto in un territorio infiltrato dalla mafia. Un concentrato di problemi in una sola frase, la prima in apertura del servizio andato in onda sul canale LA1 della televisione svizzera. Certo, sono problemi per chi li rileva come tali, l’informazione e i cittadini svizzeri, ma non sono problemi in termini assoluti. E infatti, il consigliere di Stato grigionese - Mario Cavigelli, responsabile del dipartimento energia del Cantone - avvalla l’operazione di Repower
Se l’Italia prevede la produzione di energia attraverso l’utilizzo di gas, carbone o altre fonti fossili, e se vogliamo partecipare a quel mercato, dobbiamo rispettare le norme vigenti di quel paese. Non possiamo prendere gli standard svizzeri e trasferirli in Italia. L’Italia è un paese autonomo e può decidere da sé gli standard delle fonti energetiche che desideraE continua “se io voglio un’impresa attiva a livello interazionale, sono le leggi di quel paese a essere determinanti. Naturalmente l’impresa deve seguire una condotta corretta e a quel punto se l’Italia dice - vogliamo dell’energia e vogliamo produrla nel nostro paese - e se dice che il carbone almeno per i prossimi decenni le va bene, allora non vedo alcun problema”.
Ci si sente un po’ paese del c.d. terzo mondo, terra di conquista per i “paesi ricchi” che vogliono fare profitti senza pregiudicare il loro ambiente di vita. Ammesso che ciò sia possibile posto che, come noto, condividiamo un unico ambiente.
E d’altra parte l’Italia appartiene anche al primo mondo, quello predatorio, ricco e miope, che con i suoi gioielli di Stato, Eni ed Enel, sbarca in Nigeria a caccia dipetrolio e in America Latina a caccia di acqua e certificati verdi. Sì, perché l’energia idroelettrica è fonte rinnovabile, anche quando non rispetta i diritti dell’ambiente e delle comunità locali.
E a proposito delle comunità locali, il servizio continua implacabile “resta il fatto che in Svizzera sarebbe impossibile costruire una centrale contro la volontà popolare ma in Italia, si sa, la democrazia diretta non esiste. Ecco perché il WWF svizzero, che si oppone al progetto, ha commissionato un sondaggio in Calabria per dimostrare al governo grigionese che Repower lede la volontà popolare.”
L’impianto ha avuto la Valutazione d’Impatto Ambientale positiva, ma parere negativo da parte della regione Calabria. Secondo il sondaggio del WWF la maggioranza dei cittadini è contraria, come pure i comitati locali e le associazioni ambientaliste. Favorevole invece la Confindustria, come riporta questo articolo del Sole24ore
In Svizzera dunque una centrale a carbone non potrebbe essere costruita, anche in ragione della politica energetica che privilegia le fonti rinnovabili e limita l’uso del carbone per le attività industriali di cementifici e fonderie. E neppure costruirebbero qualsiasi cosa in contrasto con la volontà dei cittadini. Ma si sa, dicono gli svizzeri, in Italia la democrazia diretta non esiste!
- A questo link si può vedere l’intera puntata del reportage televisivo, in italiano.
- Sui conflitti di Enel, in Italia e in America latina qui http://www.recommon.org/enel-energia-per-chi-a-quale-costo/
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