Gaetano Farina
Leggere il mondo
20 Ottobre Ott 2012 0956 20 ottobre 2012

Le contraddizioni dell'agricoltura moderna

Anche Ponte Alle Grazie (www.ponteallegrazie.it) propone il suo “libro nero”, dedicato alla produzione agricola. “Il Libro Nero dell’Agricoltura”, uscito in libreria qualche settimana fa, è una pregevole inchiesta, condotta proprio da un esperto di scienze agrarie, Davide Ciccarese - segretario di Acli Terra Lombarda, non a caso impegnato da anni in progetti di agricoltura sostenibile e consumo consapevole -, che mira a descrivere dettagliatamente il processo produttivo agricolo moderno che assomiglia sempre più ad una catena di montaggio slegata dall’ambiente che lo circonda e a svelarne, quindi, gli aspetti più controversi e dannosi per la nostra salute e l’ambiente stesso. In 200 pagine, l’autore svaria su diversi argomenti, fino a toccare la “nuova moda” del “landgrabbing” e le ambiguità (o pericolosità) legate all’utilizzo dei famigerati (per molti) o.g.m. Il dito è puntato soprattutto contro i concimi chimici e i pesticidi che contaminano le falde acquifere, impoveriscono i terreni e fanno arrivare veleni nei nostri piatti, gli eccessivi produttivi che diventano sprechi nonostante i milioni di persone, sparse sull’intero pianeta, che non riescono a garantirsi ancora un pasto quotidiano. E su tutti quei prodotti fuori stagione, ortaggi e frutta, che percorrono migliaia di chilometri da un continente all’altro, con pesanti costi in termini energetici e di inquinamento globale, per arricchire l’offerta dei nostri supermercati.

Anche gli allevamenti (intensivi) sono diventati, ormai, specialmente in America, delle fabbriche: i bovini non hanno un centimetro per muoversi, stanno appiccicati l’uno all’altro, immersi nei loro escrementi e sviluppando malattie di ogni genere. Ingrossati a quintali di mais, in certi casi, per risparmiare, vengono addirittura “nutriti” con palline di carta di giornale ed altri rifiuti. Medesime condizioni per i pollai industriali dove polli, tacchini e galline, costrette a subire violente stimolazioni elettriche per garantire un’iper-produzione di uova, non hanno praticamente possibilità di muoversi. Ma le pratiche di sfruttamento non colpiscono solo gli animali; anche gli uomini come nel caso italiano della produzione di arance in Rosarno tanto che l’autore dedica un intero capitolo al lavoro nero (e minorile) che si cela, in tutto il mondo, nelle produzioni agricole. Terribili, in particolare, sono le condizione dei lavoratori (negli States, quasi sempre emigrati) dei macelli che, oltre ad accusare una pesante alienazione psicologica, sono sempre a rischio di contaminazione per il contatto col sangue degli animali e gli standard di pulizia spesso carenti dei laboratori.

Secondo Ciccarese, il sogno di sconfiggere la fame nel mondo grazie all’agricoltura intensiva, oltre ad essere stato manipolato dai soliti interessi commerciali delle grandi corporation, si è infranto contro la diffusione di malattie quali il morbo della “mucca pazza” o l’influenza aviaria ed eventi come la progressiva scomparsa delle api che rischiano di avere effetti catastrofici sull’equilibrio del pianeta. Ciccarese, quindi, non può non aderire a quella corrente di pensiero che conferisce assoluta centralità a concetti quali sostenibilità, genuinità, prossimità, diversità, sovranità e sicurezza alimentare. Il suo lavoro, quindi, si propone anche come un manifesto per un’agricoltura pulita che sa molto di “ritorno alle origini”.



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