Serena Cappelli
Non aprite quelle porte
20 Ottobre Ott 2012 1104 20 ottobre 2012

Scontrino sì, scontrino no: in Italia è sempre una lotta

Venerdì sera, Milano, zona Moscova, ristorante ben frequentato. Chiedo il conto, ma il cameriere mi dice che al tavolo non lo porta e che devo andare direttamente a pagare alla cassa. Mi chiedo come mai, ma, essendo di fretta, obbedisco prontamente e così mi ritrovo impelagata in due minuti di discussione con la cassiera: «Dove eravate sedute?».
Mah, di sotto, vicino a questo, lontano da quest'altro, ma che ne so? Mica conosco a memoria la disposizione dei vostri tavoli! Ad ogni modo, riusciamo ad arrivare al dunque e mi dice che son 60 euro. Pago, prendo il resto e aspetto. Lei mi guarda, sorride, ci chiede se abbiamo mangiato bene. Io mi metto la giacca, le rispondo che sì, il cibo era ottimo, e aspetto. Alla fine lei cede, visto che io continuo a fissarla e non accenno ad andarmene, e mi fa la fatidica domanda: «Vuole la ricevuta fiscale?».
Ma no, guardi, mi scriva pure il conto sul dorso della mano, così domani mattina vado a farmelo tatuare e creo pure una nuova tendenza. Certo che voglio lo scontrino, anche perché vorrei controllare gli importi, se non è di troppo disturbo, eh.

Un altro venerdì sera, nel bergamasco, agriturismo alla buona. Una coppia arriva alla cassa, paga, e la ragazza chiede loro: «Vi serve una ricevuta o qualcosa?». O qualcosa? Ma sì va, dammi due salami e un vasetto di miele, che siamo a posto così.

Insomma, se chiedi lo scontrino sembra quasi che tu stia facendo un torto a chi ti sta davanti.
Un paio di anni fa, andando al lavoro, mi fermavo tutte le mattine in una panetteria a prendere un croissant. La proprietaria mi faceva lo scontrino una volta sì e tre no, e per un po' siamo andate avanti così. Finché un bel giorno ha smesso del tutto di farmelo e, contemporaneamente, ha alzato i prezzi delle brioches. Dopo una settimana di tormento interiore – ormai mi sembrava di conoscerla e mi scocciava passare per la precisetta di turno (e poi non volevo che mi sputasse sul cornetto) – ho cominciato a chiederle tutti i santi giorni: «Mi dà lo scontrino, per favore?». Una volta lei mi ha addirittura risposto: «Ma sai, con la crisi...».
Morale della favola, non ho più messo piede in quella panetteria.

La cosa più assurda è che, a volte, ti senti persino dire da quello in coda alla cassa dietro di te: «Eddai, su, ma lascialo vivere, no?». Eh già, perché quella che sbaglia – ovviamente – sono io.

Quanti problemi irrisolti ma un cuore grande così.
 Italia sì Italia no Italia gnamme, se famo du spaghi.

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