THE BLAIR MUM PROJECT: blog di una mamma (e figlia) a Londra
22 Ottobre Ott 2012 1207 22 ottobre 2012

Il mio sogno. C’è

L’altro giorno, come milioni di persone, ho visto in diretta il lancio in caduta libera di Felix B. Costui, pazzo, si è lanciato da 40.000 metri di altezza. Nel vuoto. Mentre lui cadeva, io riflettevo su due cose principalmente: in primis, sulla follia di quest’uomo che, ripreso dalle telecamere, ci teneva tutti col fiato sospeso in un’impresa storica, assolutamente inutile, ma fichissima da guardare comodamente sdraiata sul divano di casa mia. Sembrava fosse nello spazio e poi puff eccolo lì, piccolo piccolo, che cammina sulla Terra e abbraccia persone. Altra riflessione, non da meno, va all’immagine di me, sdraiata sul divano appunto, col mio cellulare in mano, che assisto in diretta a questo record mondiale. Non alla tv, ma sul mio cellulare. Qual’è il progresso più grande? La caduta libera o la diretta mondiale che raggiunge persino il mio smartphone? Successe la stessa cosa con il primo uomo sulla luna. Correva l’anno 1969 e la televisione era appena sbarcata nelle case di milioni di persone. Lui sbarcava sulla Luna, lei sulla Terra. L’altro giorno Felix, a cui sono affezionata solo immaginandomi la scenetta “Ciao, piacere, Felice” “Ciao, piacere, Allegra”, (scenetta peraltro realmente accaduta col mio amico Felice Limosani) ci ha illuminati, raggiunti, ovunque noi fossimo, come lui in movimento, in caduta libera. Una connessione di movimenti, forse d’intenti: lanciare un video e lanciare un uomo.

Probabilmente vi scrivo tutto questo perché mi trovo in aereo. Accanto ho Little Miss Sunshine che disegna la luna che vede dall’oblò. All’altro lato ho il mio uomo dei numeri. Sapete, per non deludervi mai, anche a questo giro stavo per rimanere a terra. Non trovavo i miei documenti. Perdere l’aereo dev’essere diventata una moda: in un mese ne ho persi due. Ormai chi perde l’aereo mi chiama, come la mia amica Chiara ieri, disperata. Non vi racconto come mi è successo, per decenza, ma forse l’ho già fatto e allora posso ripetermi. Beh, il primo l’ho perso perché semplicemente sono andata all’aeroporto sbagliato. C’è chi li perde perché arriva in ritardo, io l’ho perso perché ero nel posto sbagliato. Capita. Eppure avevo preparato tutto: documenti, carta d’imbarco, mi ero persina mandata messaggini allarmanti con la descrizione accurata minuto per minuto del mio viaggio, treno, binario, piattaforma, vagone, carrozza, treno di riserva, tutto pur di non sbagliare. Quando l’apparecchio che scannerizza la mia carta d’imbarco si mette a suonare e con sirene colorate rosse richiama l’attenzione di mezzo aeroporto, mi dico “Oibò, che sarà mai successo”. Un signore gentile che ha l’aria di averle viste di tutti i colori, mi si avvicina con quell’espressione che dice proprio così “Ecco la stordita delle 8 am”. Ed io contraccambio sguardo “Che cavolo vuoi, guarda che io ho tutto in regola, ciccio”. L’uomo mi guarda. Serio. “Ci sono due notizie: una buona, una cattiva, quale vuoi prima?”. Secondo te???? “La cattiva”. Ed ecco il fulmine a ciel sereno” Sei nell’aeroporto sbagliato”. Ma sììììììììììììììì dai che ve l’avevo già raccontata. E il ritorno? Sarò breve. Aeroporto giusto, orario giusto, documenti celo, carta d’imbarco celo, testa? mima. Sì, mi manca perché la sala d’attesa era piena zeppa, io sola e piccola piccola, tutta presa dalla mia scrittura…alzo la testa e….la sala è vuota e l’aereo è partito. No dico, anche loro però potevano chiamarmi, ero l’unica persona rimasta in quella sala d’attesa. L’hanno fatto apposta. Io sarò stordita, ma voi l’avete fatto apposta. Per farmi passare 48 ore da urlo. E che cavolo.

Stamani mi sono svegliata e per la prima volta o quasi nella storia del mio matrimonio, ho sclerato. Sì si, ho sclerato. Ovviamente da sola. Parlando con un’entità indefinita e assolutamente assente: il buon senso, l’equilibrio, le pari opportunità. Sì sì, lottiamo pure per avere in ogni istituzione politica e non, ma casa vostra come siete messi a pari opportunità? Io sono lì che lavoro dalla mattina alle 7 fino alla sera alle 2 di notte nella migliore delle ipotesi, smazzando dai 4 ai 5 lavori diversi. Mio marito viaggia, lavora anche lui giorno e notte ma, attenzione attenzione, quando torna a casa che fa? Si sottrae dai suoi doveri domestici. Eh no pallino. Qua è tutto sulle mie spalle, non va mica bene. Ma perché la spesa la devo fare io, Viola la devo portare e prendere io da scuola, i pomeriggi a casa a lavorare ci devo stare io, cucinare devo cucinare io, e sempre io organizzare qualcuno che ci dia una mano in casa o con Viola? Il mio tempo è prezioso quanto il suo. Ma poi a che cifra? Gratis! Guarda, già ho dei problemi a farmi pagare causa il mio lavoro di giornalista, se poi ci si mette anche l’uomo dei numeri, eh no eh. Esige e non paga. Oh ma la house manager (a’ casalinga de’ voghera) costa. Specie una come me che divide i vestiti per colore. Sì, sono pazza, Perdo gli aerei ma vestiti, mutande e calzini divisi per tipologia e colore. Gratis. Allora sì che stamani urlavo. Bello però eh. Io tutta calma, stamani in mutande a urlare. Little Miss Sunshine e l’uomo dei numeri sembravano due spettatori. Senza aver pagato il biglietto. Ora divento venale sapete. L’altro giorno ero ad una colazione di lavoro con il Direttore della Reuters e quando gli ho accennato al problema dell’equo compenso, di articoli non pagati o pagati €3, si è messo a ridere. Ecco. Avrei voluto ridere anche io.

Speriamo di conservare sempre quest’energia e buon umore. Questo è il mio timore più grande. Questo è l’insegnamento di Orlando. Non si può esser tristi quando si ha tutto. Ma la famosa paura di cadere incombe. Chissà se Felix ha paura di volare, visto che sa cadere così bene. Ma oggi sono davvero felice, perché Il mio sogno c’è.

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