Asia Files
23 Ottobre Ott 2012 1109 23 ottobre 2012

Bin Laden ad Abbottabad? In Pakistan non lo sapeva nessuno (dicono i pachistani)

Nessuno sapeva della presenza di Osama bin Laden ad Abbottabad. Il risultato di un anno e mezzo di inchiesta sulle ipotetiche responsabilità del governo e dell'esercito pachistani, o di settori di essi, nella latitanza del leader di al Qaida rivelano che nessuno ne era a conoscenza. Una decisione che sicuramente farà discutere, soprattutto nelle cancellerie internazionali. A Washington specialmente.

La cittadina dove lo sceicco saudita si era rifugiato dista circa 60 chilometri dalla capitale pachistana. Lì bin Laden fu ucciso in un'incursione dei marine statunitensi, con un'azione che ieri nell'ultimo dibattito prima delle presidenziali Usa è stata indicata come uno dei maggiori successi di Obama in politica estera.

Il raid ebbe tuttavia ripercussioni tra Washington e il difficile alleato, di volta in volta accusato di non fare abbastanza nella lotta contro i miliziani che trovano riparo nel proprio territorio e i cui apparati si sicurezza e servizi segreti sono spesso accusati di dare sostegno a queste cellule.

L'inchiesta, condotta da una commissione indipendente, riporta le testimonianze di funzionari governativi e membri delle forze armate. Uno degli episodi riportati riferisce della figlia di uno dei corrieri dello sceicco saudita che – pur vivendo in un'altra area del compound dove bin Laden si nascondeva – lo vide entrando nelle sue stanze private per seguire una lezione sul Corano. La ragazza era all'epoca totalmente ignara di chi fosse l'uomo che aveva visto. L'episodio spinse lo sceicco a rivedere le misure di sicurezza all'interno della residenza.

Tuttavia, lamentano i critici, il rapporto della commissione indipendente si concentra maggiormente sulle accuse rivolte agli statunitensi di aver violato con il raid la sovranità pakistana. Inoltre, spiega Christine Fair della Georgetown University, citata dal Daily Telegraph, se anche i vertici dell'Isi – i servizi segreti pachistani – fossero realmente stati all'oscuro della presenza di bin Laden, la stessa certezza non si può avere per esponenti della polizia locale, dell'intelligence militare o tra i generali in pensione.

Che spesso gli estremisti siano stati “nutriti e usati” dai pachistani in Afghanistan e in chiave anti-indiana, lo ricorda Beniamino Natale, ora corrispondente Ansa a Pechino e prima con dieci anni di esperienza sul campo in Asia meridionale, sul suo blog.

Lo ricorda soprattuto a quella middle class pachistana che piangendo l'attentato contro Malala Yousufzai, quattordicenne vittima di un attentato telabano, cerca fuori dal proprio Paese le origini dell'estremismo islamico pachistano.

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