Sonar: segnali di mobilità in-sostenibile
23 Ottobre Ott 2012 2150 23 ottobre 2012

Più sicuro, più green, più connesso: il trasporto gioca la carta dell’intelligenza

Vienna - “Intelligente”: e difficilmente avrebbe potuto essere altrimenti visto che l’intero ITS World Conference ovvero l’evento mondiale oggi al via che riunisce l’innovazione sul presente (ma soprattutto il futuro) del trasporto ce la mette tutta a mostrare il lato smart del “muoversi” in città e fuori. Lo sforzo è in parte riuscito: a vedere quello che i player da T-Systems a IBM, da Orange a Fujitsu, da BMW a NEC, da Honda a Huawei hanno messo in mostra, almeno non c’è dubbio che l’ottimizzazione dei trasporti resta uno dei campi dove fantasia, risorse, conoscenza e investimenti sembrano più che pronti a far accelerare lo sviluppo e mettere in pratica soluzioni per rallentare uno dei principali loop in cui la crescita (poco) controllata delle città a livello globale ha finito per generare. Il loop narra di aumento del traffico, congestione, inquinamento, spreco di risorse (tanto tempo quanto carburanti), peggioramento della qualità della vita e così via.

Le risposte presentate a Vienna convergono su sistemi predittivi capaci di aumentare la sicurezza di guidatori e pedoni, di ottimizzare i flussi e quindi ridurre congestione e consumi, di comunicare. Come? La comunicazione tra veicoli e sistemi fissi, ma soprattutto tra veicolo e veicolo è decisamente la frontiera su cui il grosso della ricerca si sta muovendo. L’idea di una rete di mezzi in grado di scambiare autonomamente dati e quindi interagire virtualmente ad ogni incrocio, in ogni sorpasso, con ogni parcheggio è suggestiva quanto affatto futuribile. L’auto, lo scooter, la bici, il bus, l’autoarticolato sono già oggi dei continui emettitori di dati e informazioni georeferenziate, informazioni arricchite da quelle generate dagli smartphone nelle tasche di guidatori e pedoni. Mettere a fattor comune queste informazioni può, ad esempio, avvisarci di frenare qualche secondo prima se una delle auto che ci precedono ha inchiodato, di rallentare a un incrocio se contemporaneamente sta piombando da sinistra un novello Lauda o di lasciar perdere quella stazione di ricarica elettrica se una auto si è messa placidamente a fare il pieno di energia e ne avrà per le prossime tre ore. Cose che tutto sommato accadranno prima di quanto si possa immaginare stando alle piattaforme pre-fab presentate qui e disponibili nelle auto che compreremo domani.

In mezzo a tutto questo, decine di auto elettriche e di buoni propositi green, sistemi di analisi dei flussi, sensori per conoscere quanto sarà prossimo il rischio di acquaplaning, simulatori dalle funzioni più complete e reali del reale, intelligent operation center e tanti stand dei vari ITS nazionali sempre ricchi di spunti e di ricerche condite con gli ingredienti sempre verdi della passione e della visione. Di nuovo, quindi, c’è tutto o forse non c’è molto se non, alla fin fine, questa totale sensorizzazione dei vari contesti di interazione (diversi produttori presentano cockpit intelligenti in grado di rilevare da diversi parametri il nostro livello di attenzione e di presenza emotiva e avvisarci di tutto l’avvisabile oppure sensori connessi ai punti luce delle città in grado di “leggere” la presenza di nebbia o la formazione di ghiaccio) e questa ricorrente ripetizione del mantra “management”, “traffico”, “predizione”, “dati”, “interconnessione”.

A fare da contrasto l’altra faccia della medaglia: ovvero dove finiranno tutti questi dati? Chi ne farà uso e come? A ben guardare il deprimente stato delle casse dei comuni (italiani e non) si fa fatica a capire quale sarà il ritmo del match con un fronte (quello della tecnologia) incapace di frenare il proprio legittimo impeto di ricerca (e di business) e quello opposto (le amministrazioni in senso lato) alle prese con patti di stabilità, necessità di fornire servizi vitali alla società, una tradizionale lentezza nel recepire lo scenario evolutivo quando non in presenza di elezioni imminenti.

Perché di cose utili pronte a migliorare la nostra mobility-experience ce ne sarebbero. Ad esempio i super-funzionali (ma anche belli) Multi Sensual Info Point accessibili presentati da Wiener Linien in grado di comunicare usando diversi linguaggi, da quello dei segni al braille (e qui ci sarebbe da chiederesi, tanto per fare un po’ di demagogia, come mai noi si sia obbligati a pagare l’IMU e le città non siano obbligate a installare sistemi informativi come questo a favore di tutte le categorie sociali).

Oppure la logica di interazione dati che propone T-System la quale con un colpo di spugna spazza via gateway, cancelli, porte d’accesso, telecamere per puntare tutto sul satellite: immaginate di pagare pedaggi, accessi alle varie Aree-C del mondo o parcheggi senza altro che l’interazione con la vostra posizione geolocalizzata da un gps. Niente male come idea se, ad esempio, si ha anche un po’ a cuore l’estetica dei luoghi e quindi il cercare di evitare di arricchire il pianeta di infrastrutture fisiche (e quindi costose anche in termini di impatto) delegate, in fondo, solo a intercettarci: non c’è già la stratosfera piena di oggetti (oltre che di austriaci) volanti impegnati a dirci dove siamo?

In chiusura una aspetto decisamente smart di questa fiera: l’omaggio alle Pioniere della Mobilità, dove spicca tra le altre la nostra Maria Teresa De Filippis, prima donna in Formula 1, una arrivata decima a Spa nel 1958 senza un sensore a bordo se non il proprio sedere e una gran dose di coraggio. La stessa dose che sembra volerci oggi per dare più opportunità alle donne di “guidare” il futuro: qui, a parte le solite standiste su tacchi e scollature, le quote rosa o sono chiuse in un garage o sono rimaste bloccate nel traffico.

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