La Grande Mela Gialla
23 Ottobre Ott 2012 2213 23 ottobre 2012

Skypare con gli oranghi...dall'Olanda a Hong Kong

Skypare con degli oranghi?
E’possibile e succede già. A farlo è Hanna Wirman giovane ricercatrice che dall’Olanda si è trasferita a Hong Kong per sviluppare un porgetto: studiare l’interazione tra uomini e oranghi atraverso il gioco digitale. Un progetto che oggi si chiama TOUCH e che Hanna racconta nel suo blog.


Nel suo progetto di ricerca, sviluppato grazie al Politecnico di Hong Kong una delle undici università pubbliche dell’isola, per Hanna la sfida principale è proprio quella di capire in che modo questi animali si comportano con le nuove tecnologie dei giochi. Qualcosa di simile accade anche in USA a Miami dove gli oranghi amano usare l’Ipad.


Incontro….nel cafè dell’ateneo, è minuti a sorridente, pacata e quasi timida e ovviamente la prima domanda è “Come ti sei trovata con gli oranghi?”.

Hanna sorride e rivela che la prima volta era davvero impaurita anche perché lei arriva da studi che nulla hanno a che fare con gli animali e tantomeno con gli oranghi. Un dottorato in Inghilterra in media studies proprio sulla creazione di videogames da un punto di vista contenutistico e comunicazionale l’ha poi portata a rispondere a un bando del Politecnico di Hong Kong per questo progetto che a prima vista può sembrare davvero bizzarro.

“La prima volta che sono stata in Indonesia, in un centro dove oggi mi reco spessissimo perché seguo due oranghi, ero spaventata da questi animali così imponenti, poi però siamo riusciti a creare una relazione e oggi mi riconoscono anche via Skype con la webcam”.

Sì perché Hanna si collega costantemente per esplorare le reazioni rispetto anche a questo strumento. “Anche se posso già dire che preferiscono il contatto umano e restano perplessi dall’immagine digitale”.

I due oranghi vivono in cattività, insieme da qualche anno e dentro la loro gabbia è stato installato uno schermo digitale attraverso il quale si studia l’interazione.

“Io non sono autorizzata a entrare nella gabbia con loro, ma sto in una sorta di pre-gabbia e interagisco osservandoli e stimolandone le reazioni agendo sullo schermo con animazioni inizialmente molto semplici; la prima volta quando hanno visto lo schermo hanno fatto di tutto per staccarlo dalla parete dove è incastonato perché pensavano di poterlo muovere”.

L’interazione avviene con molta calma e l’eventuale azione corretta degli oranghi viene sempre premiata con del cibo “al fine di far riconoscere loro quale sia il corretto uso o il possibile utilizzo dei giochi digitali e anche quali preferiscono di più”.

Pare tra l’altro che in precedenti studi esplorativi, agli oranghi siano stati somministrati anche film e abbiano espresso particolare interesse per “Star wars”. Perché questo campo di ricerca non è poi così recente, infatti risale a molti anni fa l’inizio degli studi.

“Lo scopo della nostra ricerca è anche quello di testare prodotti nuovi, ad esempio ora stiamo cercando partnership che sostengano il nostro lavoro proponendo ad esempio a aziende che costruiscono schermi di testare la loro resistenza proprio mettendoli dentro la gabbia dei nostri oranghi”. Ovviamente questo non è il principale scopo in quanto nello studio di Hanna si vuole analizzare primariamente l’intelligenza di questi animali – che notoriamente sono considerati nostri antenati – soprattutto in contesti digitali attraverso l’uso di touch screen e animazioni digitali.

La collaborazione e l’interdisciplinarietà sono altre priorità diHanna che sta girando il mondo in conferenze su vari temi dove lei presenta il suo lavoro e cerca relazioni possibili con altri studiosi o, anche, con naturalisti e attivisti pro diritti degli animali, “recentemente sono stata a una conferenza in Europa e ho trovato grande interesse proprio da un gruppo di attivisti che vedono nel nostro progetto un nuovo e interessante modo per ‘proteggere’ questa specie”.

Hanna mi saluta velocemente, la skypata con i suoi oranghi incombe.


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