Raja Elfani
Gloβ
24 Ottobre Ott 2012 1119 24 ottobre 2012

E vai con la manovra culturale del governo tecnico. Iniziando dal Maxxi

ARTE CONTEMPORANEA – Era ora che arrivasse un segnale culturale dal governo tecnico. Finalmente Ornaghi, il ministro MIBAC montiano, mette mano al mondo select dell’arte, e l’istituzione investita è la più grande scommessa dell’Italia europeizzante, fatica nazionale dell’ultimo ventennio. Con il Maxxi, Roma affonda le radici nella competizione internazionale rimbalzando sugli appalti del Giubileo 2000.

È su questo necessario progetto - un museo in cui far convergere sforzi fin qui marginali per l’arte recente - che si sono fondati altri (ancora vulnerabili) altari della cultura come il Macro, le derivate fiere artistiche e il Festival del Cinema di Roma. Queste istituzioni hanno il merito di connettere l’Italia con le strutture internazionali. Poco importano le deviazioni e le oscurità, auguriamoci solo passeggere: tramite strutture omologate la capitale italiana proietta un’idea di cultura nazionale aggiornata, intrapresa da italiani. Perché vista la crisi, potevamo anche aspettarci il peggio, chissà, uno scenario di trapianto estero come nelle nuove colonie sfiancate dalle guerre americane e subito “predisposte” agli standard internazionali, basta guardare i bandi attivati in Afghanistan e altrove. E' invece grazie agli organismi statali che Gagosian, qui, non diventa il fulcro del fermento locale né si aggiudica una centralità in Italia.

Detto questo, lo sforzo non deve concentrarsi solo sulla credibilità e l’attrazione mercantile del Maxxi, e in questo è fondamentale l’azione del governo tecnico, bensì anche sulla funzione istituzionale di una tale allettante organizzazione: serve una gestione statale dell’arte.

La conferma della tanto criticata Melandri al Maxxi, alla conferenza stampa ieri nella biblioteca del Collegio Romano, segna in ogni modo uno stile, quello di Monti riflesso nella cultura: l’azzeramento dei contatori. La Melandri, seppur ex ministra PD e parlamentare, accetta l’urgente incarico connettendosi alla nuova norma pubblica che in tutta Europa costringe ministri e direttori al volontariato. È in questo certificato speciale che risiede l’autentica trasformazione dell’Italia più che nei cachet internazionali che la Melandri nominerà prossimamente alla direzione dei vari settori. Che i giornalisti non spostino l’attenzione sulle quisquiglie politiche, la cultura chiede uno statuto.

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