Mercato e Libertà
24 Ottobre Ott 2012 1929 24 ottobre 2012

Il bene comune c'entra qualcosa con lo Stato?

Si sente spesso un’idea così assurda da sembrare una menzogna. Poi a furia di sentirla viene un dubbio più atroce: che ci si creda. È l’idea che lo Stato persegua o rappresenti il ‘bene comune’. Che ci si creda, soprattutto in Italia, nonostante la politica, l’amministrazione, lo Stato, è proprio assurdo.

Il ‘bene comune’ è però un’idea seria, diceva Jouvenel. Senza non si potrebbe capire l’esistenza stessa della società: a che pro interagire con gli altri?

La politica non c’entra: bene comune non sono certo il sistema previdenziale che deruba i giovani, il debito pubblico che schiaccia l’economia, i privilegi delle caste, dei sindacati, delle banche. Quasi tutto quello che lo Stato fa è anzi dannoso per quasi tutti.

Se esiste il bene comune, deve essere qualcosa nell’interesse di tutti, che addirittura chi fa del male deve poter auspicare almeno per sé. I beni comuni, fortunatamente, sono ovunque.

La supremazia del diritto, cioè le regole generali che consentono a tutti di convivere; il mercato, senza il quale non si potrebbe creare ricchezza dallo scambio; la sicurezza dei diritti alla propria vita, alla propria libertà, ai propri mezzi.

Gran parte delle politiche non sono il bene comune: se sparissero, alcuni perderebbero, altri guadagnerebbero. Sono solo rapporti di potere. Ma una società senza un’idea (sensata) di bene comune non potrebbe neanche esistere. E spesso questa idea va difesa proprio dallo Stato e dalla politica, soprattutto in un paese come l'Italia.

Pietro Monsurrò

@pietrom79

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook