Padano, ma non troppo
24 Ottobre Ott 2012 2021 24 ottobre 2012

Sinceramente, io non ci credo.

Sinceramente, non ci credo. Non credo che Berlusconi faccia davvero un passo indietro. Sarà perché sarebbe troppo bello per essere vero, sarà perché il Cavavaliare ci ha abituato in questi vent'anniin giravolte mediatiche che l'hanno sempre riportato sulla cresta dell'onda o sarà perché non credo che ci sia in questo momento una personalità in grado di sostenere il peso di un partito leader-centrico.

Sta di fatto che Silvio ha deciso "Faccio un passo indietro per il bene dell'Italia".

Si preannuncia un capodanno movimentato per il centrodestra, ma anche per il centro, se così si può ancora definire. Infatti anche Casini dovrà scegliere se aderire a questo nuovo progetto, visto che finora a limitarlo era la presenza di Berlusconi. Il Pdl preanuncia infatti primarie entro la fine dell'anno ed è lo stesso Presidente a suggerire una data: 16 Dicembre.

Tutto questo a una condizione ben precisa: che lo spitito del 1994 non vada perso e che si continui sulla strada (quale?) fin qui portata avanti. «la continuità con lo sforzo riformatore cominciato diciotto anni fa è in pericolo serio», spiega Berlusconi. «Una coalizione di sinistra che vuole tornare indietro alle logiche di centralizzazione pianificatrice che hanno prodotto la montagna del debito pubblico e l’esplosione del paese corporativo e pigro che conosciamo, chiede di governare con uno stuolo di professionisti di partito educati e formati nelle vecchie ideologie egualitarie, solidariste e collettiviste del Novecento. Sta al Popolo della Libertà, al segretario Angelino Alfano, e a una generazione giovane che riproduca il miracolo del 1994, dare una seria e impegnativa battaglia per fermare questa deriva».

L'ex-premier scandisce poi la sua parabola politica, con un taglio estremamente modesto, che voglio davvero farvi leggere:«Sono personalmente fiero e cosciente dei limiti della mia opera e dell’opera collettiva che abbiamo intrapreso, per avere realizzato la riforma delle riforme rendendo viva, palpitante ed emozionante la partecipazione alla vita pubblica dei cittadini. Questo non poteva che avere un prezzo, la deriva verso ideologismi e sentimenti di avversione personale, verso denigrazioni e delegittimazioni faziose che non hanno fatto il bene dell’Italia». «Siamo stati chiamati spregiativamente populisti e antipolitici della prima ora - continua l’ex premier - . Siamo stati in effetti sostenitori di un’idea di alternanza alla guida dello Stato sostenuta dal voto popolare conquistato con la persuasione che crea consenso. Abbiamo costruito un’Italia in cui non si regna per virtù lobbistica e mediatica o per aver vinto un concorso in magistratura o nella pubblica amministrazione». «Questa riforma “populista” è la più importante nella storia dei centocinquant’anni dell’unità del Paese, ci ha fatto uscire da uno stato di sudditanza alla politica dei partiti e delle nomenclature immutabili e ha creato le premesse per una nuova fiducia nella Repubblica».

Tutti gli esponenti del Pdl si spendono in smielati ringraziamenti al Cavaliere, ovviamente tutti con la bava alla bocca, per scansare il vecchio capo con una spallata e sedersi sul trono. Infatti per una volta tutte le correnti, dagli ex An alle amazzoni come la Santanché, si sono rovate d'accordo, vediamo quale prevarrà alle primarie.

Io non mi rassegno, mi aspetto una sorpresa da Berlusconi, magari un nuovo 1994. Poco prima delle elezioni ci ritroveremo un nuovo annuncio su Canale 5: Silvio, venti chili meno, capelli folti e la volontà di riscendere in campo e cambiare l'Italia.

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