Città invisibili
25 Ottobre Ott 2012 1957 25 ottobre 2012

Le biblioteche inglesi chiudono. I cittadini si mobilitano

“Lasciate in pace le biblioteche tanto non ne capite il valore”, diceva, rivolto al governo inglese, Philip Pullman in un famoso discorso tenuto all’inizio del 2011. Motivo della contestazioni i tagli al sistema bibliotecario pubblico. Che hanno provocato conseguenze tragiche per il mantenimento del diritto alla lettura gratuita. La “stretta” sui fondi impedisce di provvedere agli adeguamenti tecnologici, all’acquisto di nuovi libri e, soprattutto, i bibliotecari che invecchiano non vengono sostituiti se non con personale precarizzato. Così, stando al Guardian, negli ultimi mesi in Gran Bretagna hanno chiuso o stanno per chiudere 270 biblioteche pubbliche su 4.612 censite.

Ad aprile scorso questa sorte era toccata anche alla Friern Barnet Library, nella zona nord di Londra, con grande disappunto degli abitanti del quartiere che in 7mila avevano anche firmato una petizione per impedirne la chiusura. Per questo, quando alla metà di settembre, un gruppo di ragazzi ha occupato abusivamente i locali, dopo aver forzato i lucchetti, gli abitanti del quartiere hanno salutato con favore l’operazione. La biblioteca ha riaperto le porte, quattro volte alla settimana, contando anche sulla collaborazione di alcuni volontari arruolati nel quartiere. Ma anche sul beneplacito del consiglio di zona. Che piuttosto che autorizzare lo sgombero dell’edificio, ha ritenuto più proficuo stabilire con gli occupanti le modalità di apertura. Un’operazione tutt’altro che fine a sé stessa. Dal momento che dietro la sostituzione di dipendenti pubblici con il lavoro “volontario” e gratuito dei cittadini c’è il tentativo di opporsi alle privatizzazioni selvagge. Al momento unica ancora di salvezza per continuare ad assicurare servizi in presenza di risorse finanziarie esigue.

Una situazione sulla quale “spinge” molto il mondo intellettuale. In maniera compatta. Anche in Italia la questione biblioteche si segnala per le sue tante criticità ma a differenza di quanto accade in Gran Bretagna il clamore è minore. Forse “ovattato” da altri problemi che nella Cultura si assommano. Quasi annullandosi a vicenda. Voci isolate che mai diventano un coro.

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