Officine Democratiche
26 Ottobre Ott 2012 1235 26 ottobre 2012

Caro Caldarola, riprendiamoci la buona politica

di GIULIANO GASPAROTTI - http://www.officinedemocratiche.it

Scrive Peppino Caldarola: ridateci la politica. E' lo stesso appello che si legge negli occhi delle tante persone, entusiaste, che affollano le tappe degli incontri con Matteo Renzi.

Entusiasmo vissuto spesso come un senso di liberazione rispetto a liturgie e volti che da vent'anni hanno caratterizzato la sinistra italiana. Se, d'altronde, la credibilità dell'attuale dirigenza politica oscilla tra l'1 ed il 5%, oramai da mesi, forse qualche domanda occorre pur farsela.

Il primo risultato, politicamente essenziale, è quello di aver riacceso la speranza di milioni di persone nel cambiamento, nel costruire finalmente un Paese migliore. Nelle condizioni in cui versa l'Italia sotto il profilo economico e sociale è già questo un piccolo miracolo.

Ridateci la politica, sì ma quale politica? Questa storia delle idee vecchie, addirittura giudicate anticaglie postideologiche, temo stia poco in piedi. La verità è che il nostro Paese non ha mai conosciuto una stagione autentica di riforme liberal, capaci di trasformare il tessuto istituzionale, sociale e politico esistente. Ed è innegabile che ancora oggi vi sia, in tanta parte della sinistra, così come delle destre (anche quelle che si autoproclamano centriste), un approccio ideologico, tutto volto a solleticare paure, sentimenti di contrasto contro un nemico da abbattere. Prima si chiamava Berlusconi che (finalmente) si è autorottamato, oggi si chiama Grillo.
Un approccio che è figlio di quell'atteggiamento di superiorità morale che porta a guardare con sospetto anche i propri compagni di partito che “la pensano diversamente”. Possiamo dire, ad esempio, che principi di etica della responsabilità e di logica dei risultati non sono, almeno da vent'anni, i pilastri su cui si è retto e si regge il panorama politico italiano? Possiamo dire che tra le due chiese tradizionali, quella cattolica e quella comunista, non si è mai riusciti ad affermare una sana cultura di governo pragmatica e liberale, sebbene di sinistra?

Per rimanere sul concreto, basta prendere quattro delle proposte tratte dal programma di Matteo Renzi: 100euro nette al mese in busta paga, il potenziamento degli asili nido, la riforma dell'uso dei fondi comunitari, e le civil partnership per le coppie omosessuali. Ebbene, sono o non sono esempi di un programma che parla una lingua della sinistra contemporanea?

E ancora: perchè lasciare ai grillini il tema fondamentale della eliminazione di ogni forma dei privilegio? Dal dimezzamento degli stipendi dei parlamentari (e possibilmente anche del numero) fino all'abolizione dei vitalizi o del finanziamento pubblico dei partiti (e possibilmente anche dei giornali di partito), al limite dei mandati parlamentari, per fare degli esempi, sono delle proposte (discutibili) che poterebbero ad associare la parola responsabilità alla parola politica oppure liquidiamo tutto come becera demagogia? Se ci fossero ancora dubbi su una certa “ritrosia”dell'attuale ceto politico rispetto a qualsiasi forma di controllo, si guardi alla bocciatura della proposta del Governo Monti sui meccanismi di spesa delle Regioni e della politica regionale, per rendersene conto.

Inoltre, è di sinistra condannare giovani e donne a non avere neanche più la speranza di trovare un posto di lavoro pur di non rimodulare i diritti di coloro che un lavoro, se non lo perdono, ce l'hanno già? Per carità di Patria sorvoliamo sulle polemiche tutte italiane sui neo liberisti contrapposti ai neo keynesiani, che l'immaginazione di alcuni dirigenti di partito (con buona dose di strumentalità...) vorrebbe portare a scrivere il nome Keynes sotto la colonna "economisti marxisti". Come si rapporta la sinistra con una nuova mappatura di discriminazioni che l'Europa da anni ci indica e che viene tradotta in battaglia esclusivamente di principio e non di risultato?


Infine, sulle regole, se il voto è libero e segreto, dobbiamo addirittura gettare un'ombra sui padri costituenti accusandoli di essere dei “renziani” antelitteram? Non sarà un caso se Rodotà prima e lo stesso Luigi Berlinguer poi, abbiano dichiarato che escludere la preregistrazione on line sia un errore poco giustificabile (ed infatti è notizia dell'ultima ora che è stata resa possibile) e che la pubblicazione del cosiddetto albo degli elettori incontri il divieto posto dalla legge alla diffusione dei dati sensibili.

Fare, quindi, i conti con la realtà, con la dimensione dell'oggi.

Questo forse è il compito più importante per una sinistra contemporanea che faccia concretamente vivere quei valori fondanti di libertà e giustizia sociale. Uscendo dal Palazzo.

Chiudere gli occhi su un mondo che è cambiato non fa altro che produrre quei fenomeni pericolosi che si incarnano in movimenti come quelli di Grillo. Il cui pericolo, si badi bene, non è certamente la lotta contro i privilegi della casta. Sacrosanta. Semmai è l'incapacità di una seria proposta di Governo che rischierebbe di far scivolare l'Italia direttamente verso la Grecia.

Ridateci la politica: è vero. Proviamo però a superare questa idea di chiedere a qualcun altro qualcosa: riprendiamoci la buona politica. Riprendiamoci la speranza di costruire un'Italia liberata dalle tante zavorre che per decenni l'hanno soffocata e le impediscono di correre e di crescere.

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