De Gustibus
27 Ottobre Ott 2012 2236 27 ottobre 2012

Gli uomini preferiscono le bionde. Bond anche, e un po’ ci spiace.

Che gli uomini preferiscano le bionde, ce ne siam fatte una ragione (ma potremmo sempre discuterne). Che James Bond lo dichiari apertamente, però, ci spiace parecchio.

Compie 50 anni 007, ma se credevate che avesse messo la testa a posto votandosi alla fedeltà ad un’attempata signora e l’ultima sua avventura fosse stata quella di lanciarsi con lei nel cielo olimpico, vi sbagliate due volte.
Il 31 sarà sugli schermi italiani Skyfall, avventura n°23. Inseguimenti, esplosioni, terrorismo informatico e una bionda che, potenza del marketing e degli accordi pubblicitari, fa abbandonare a Bond ogni sua abitudine al bar.
Con una produzione costata 150 milioni di dollari e che la Metro-Goldwyn-Mayer aveva dovuto interrompere nel 2010 per una grave crisi finanziaria e con un product placement deal di 28 milioni di sterline, anche Bond arriva a patti e abbandona il suo abituale Martini per una Lager.
Nei romanzi di Ian Fleming 007 non esclude le birre, con una predilezione per le lager pale (Löwenbräu, Miller High Life, Red Stripe), ma finora nelle pellicole le apparizioni di bionde (birre) spumeggianti erano state davvero poche: in Licence to Kill (1989) Bond ordina una Budweiser con lime e nel romanzo di Diamonds are forever, sulla strada per Saratoga, mangiando uova strapazzate e salsiccia, beve Miller High Life, lo “Champagne delle birre”, dorata, in vetro chiaro, elegante.
La notizia che però in Skyfall Bond-Craig si scoli in diretta, dalla bottiglia, una Heineken, ha fatto parecchio rumore.
Partner di lunga data Heineken (da Tomorrow Never Dies a The World is Not Enough, Die Another Day, Casino Royale e Quantum of Solace), ma pur sempre comparsa, fino ad ora, confronto allo champagne Bollinger, che con 007 ha intrattenuto una liason alcolica e di marketing lunga 12 film (da Vivi e lascia morire a Quantum of Solace).
Erano stati i produttori, la famiglia Broccoli-Wilson, in cerca di un vino che facesse il paio con il gusto impeccabile e la raffinatezza di Bond, ad aver scelto lo Champagne Bollinger, da sempre considerato uno dei migliori al mondo.
Altrettanto raffinato il nostro James nelle diverse occasioni in cui beve Dom Pérignon, o quando in Goldfinger (1964) sceglie un Mouton Rothschild e in Diamonds are Forever riconosce l’assassino, sotto le mentite spoglie di un maitre incompetente, quando questo si tradisce per non aver risconosciuto che il Mouton-Rothschild è un claret.
Bond nei diversi film della saga beve però soprattutto cocktails: Vodka Martini, Vesper, Old-Fashioned, Negroni, Americano, ... e certo il momento epocale, quello che ha cambiato la storia dei cocktails e convinto il più sfigato degli imitatori che basti ordinare un "Dry Martini, shaken not stirred" per somigliare a Bond (con tutto quel che dovrebbe seguirne) è stato l’incontro con Smirnoff. Non più drink a base di gin, ma di wodka, da allora in poi, e Bond che va per mano con Smirnoff da 50 anni, dalla prima apparizione in Dr. No del 1962.
Grande amore, quello per la vodka, tant’è che, prima dell’invenzione del suo celebre Martini, tra le righe di Fleming, Bond beveva shot di vodka duri e puri, con un pizzico di pepe nero, che, precipitando, trascinava con sé tutte le impurità contenute nelle vodka più cheap.
Le altre platinate, Stolichnaya e Absolut, compaiono di rado nei pensieri etilici di Bond.
Olandese, francese, inglese di origine russa, ... Nessuna italiana accanto a Bond? Oltre a Caterina Murino (Casino Royale, 2006), solo Cinzano, in un Martini on the rocks in Thunderball.

Stando ad uno studio dell’Economist, tra i sei che hanno vestito i panni della spia, quello a più alto tasso alcolico in pellicola è stato proprio Craig, che sostiene di essere stato steso dalla quantità di Martini buttai giù e che il cambio di drink lo metterebbe al riparo dal veder postati sui social sue foto in stato di ebbrezza, aiutandolo a conservare il proverbiale à plomb di Bond.
Motivazioni salutiste o segno dei tempi?
Lo avessero trasformato in un ipersalutista alla Diabolik (che non fuma né beve), o in un alternativo immune a Facebook, forse lo accetteremmo anche, ma uno 007 cinquantenne che beve birra a canna fa tanto Homer Simpson e hai paura che la prossima avventura sarà zigzare nel traffico, sprezzante del pericolo, al volante di una monovolume, per portare al parco il suo golden.

fonte: www.telegraph.co.uk

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