Il marchese del Grillo
27 Ottobre Ott 2012 1229 27 ottobre 2012

Ma questa è la mia gente: una chiacchierata con Ivan Scalfarotto

Ma questa è la mia gente. Parola di Ivan Scalfarotto, autore di un libro che è una foto di gruppo, 17 dialoghi con i dirigenti del Partito Democratico. «Il diciottesimo sono io» dice. «Non ho potuto fare a meno di metterci qualcosa di mio, del mio punto di vista». Tre anni fa, quasi in sordina, ne è diventato il vicepresidente. Una delle cariche più prestigiose, quelle che si riservano ai personaggi di spicco. O a quelli più scomodi, il rischio che sia tutta rappresentanza e poco altro c’è. Ma lui lo aggira, non rinuncia mai ad esprimere il suo punto di vista: libri, post, articoli. Manifestazioni come Changes: la festa del cambiamento. Perchè se fosse una parola, lui sarebbe cambiamento. E in queste primarie, non a caso, ha deciso di sostenere Matteo Renzi.
Le sue sono posizioni di minoranza, lo sa. Riformista in una sinistra in cui esserlo è un peccato. Molto vicino a Ichino sulle politiche del lavoro. Approccio laico sui diritti civili. Racconta di quando, nella commissione etica del Partito Democratico, ha provato a confrontarsi con persone che la pensano in maniera molto diversa da lui sull’omosessualità, sui diritti delle coppie gay. E si vedeva sbattere in faccia affermazioni terribili, che i rapporti omosessuali vanno contro le leggi della natura. « Chi dice così non si rende conto che sta parlando di me e di Federico, il mio compagno. Sta parlando della mia vita e del mio amore, e mi sta dicendo che la nostra vita è qualcosa di innaturale, di brutto». Ma non è facendo la voce grossa che si ottengono risultati: «L’obiettivo lo si raggiunge con la politica. Discutendo con chi non la pensa come me fino a che le mie buone ragioni non l’avranno convinto».

Cominciamo subito, Ivan: perché Renzi?

Per due ragioni principali: primo, perché il cambiamento non è un argomento vacuo, se consideriamo quanto veloce corre il tempo in questi decenni. E’ chiaro che parole come famiglia, ambiente, tecnologia hanno subito un’evoluzione fortissima, e quindi è importante essere governati da persone del nostro tempo. E poi, diciamoci la verità, non possiamo nemmeno far finta che le ultime classi dirigenti abbiano particolarmente brillato. La seconda ragione, invece, è più personale: la sinistra italiana è sempre stata una sinistra di stampo socialista, laburista. Io, invece, sono un liberale. E Renzi incarna molto bene il modello di sinistra liberale che intendo.

Però, una debolezza di Renzi è quella di essere un battitore libero, di non avere una squadra forte che lo sostenga. Tu stesso l’avevi riconosciuto, prima di fare il tuo endorsement: non ci sono dubbi su chi sarà il Presidente del Consiglio, ma non si sa chi potrà fare il Ministro degli Interni o degli Esteri, ad esempio.

E’ vero. Poi però la situazione è cambiata. attorno alla candidatura di Matteo si sono mobilitate una serie energie, di persone, anche professori universitari. Sono sicuro che, ad oggi, non avrebbe alcuna difficoltà a formare una squadra di Governo forte e valida.
Certo, in una prima fase, speravo che io, Boeri, Pippo Civati, Debora Serrachiani, Anna Paola Concia, ma anche la stessa Laura Puppato potessimo sostenere un candidato comune. Alla fine non è stato possibile.

Come ai tempi del congresso del 2009. Poi sia Anna Paola Concia che Ignazio Marino, all’epoca il vostro candidato, hanno deciso di appoggiare Bersani. Gli altri non si sono espressi a favore di nessuno in particolare. Cosa è successo?

Semplicemente, come ha ricordato Ignazio nell’intervista per il mio libro, la nostra era un’area più culturale che di potere. Capisco la loro decisione, ma io ho una storia politica più breve. Loro, invece, sono legati ad un filone culturale diverso. In questo momento, sono convinto che tutto ciò che non sia cambiamento significhi conservazione.

A proposito di filoni culturali, non credi che, per storia, Renzi sia il candidato più conservatore per quanto riguarda i diritti civili?

Assolutamente no. Renzi fa la proposta più avanzata nel Pd sulle coppie gay: le civil partnership sul modello del Regno Unito, altro che i Dico. E’ una forma di riconoscimento che comporta gli stessi identici diritti e doveri del matrimonio, compresa la possibilità di adottare dei figli. Ecco, su questo Renzi si è dimostrato scettico, però ogni volta che ci sentiamo me lo dice: «Ivan, sulle adozioni mi devi ancora convincere». Non c’è, da parte sua, alcun tipo di preclusione.

Tra i 17 leader del Pd che hai intervistato per il tuo libro, però, manca proprio Renzi: perché?

E’ stato un caso: le interviste le abbiamo fatte sulla base del tempo che avevamo a disposizione. Ma lo dico sempre: se ci fosse Ma questa è la mia gente 2, il primo che intervisterei sarebbe proprio Matteo.

Tra l’altro: ora che Veltroni e D’Alema hanno deciso di non ricandidarsi più, la rottamazione rischia di essere già un capitolo chiuso.

Io credo che in nessun caso questa questione vada personalizzata. Sono convinto che, entrambi, potranno dare un ottimo servizio alla nazione. Faccio sempre l’esempio di Stefano Rodotà: dopo essere stato deputato, vicepresidente della Camera e garante della privacy, si è fatto da parte. E nessuno mette in discussione il suo ruolo nel dibattito pubblico. Ecco, sta tutto nel creare un canale più flessibile tra chi fa politica dentro le istituzioni e chi esercita influenza in un altro modo. Non è solo una questione di carta d’identità.

Ecco, in un passaggio del tuo libro chiedi a Stefano Fassina, uno che la pensa in maniera diametralmente opposta da te, quale sia la funzione del Partito Democratico. E lui ti risponde che il compito è opporre resistenza ad una direzione regressiva della società. Però, come gli ribatti giustamente tu, se c’è chi tira da una parte e c’è chi tira dall’altra, si rischia di rimanere paralizzati. Quale deve essere, allora, il ruolo del Pd?

La sua è una posizione più difensiva che altro. Io credo che il Pd debba essere un grande agente di cambiamento con l’ambizione di creare un paese più equo, giusto e prospero assieme. Purtroppo, invece, vedo un partito conservatore, più innamorato degli strumenti che del loro uso. Ogni tanto, sembriamo quelli che dicono: «Vi mettiamo il casco, vi proteggiamo noi». Ma noi dobbiamo usare strumenti del nostro secolo e, nel caso, modificare o eliminare quelli vecchi che potevano servire in passato.

Secondo te, il Ministro Fornero ha ragione? I giovani italiani sono troppo choosy (schizzinosi)? Perché io credo che il problema, semmai, sia tutto il contrario: noi giovani ci siamo accontentati troppo, siamo stati troppo remissivi, abbiamo giocato al ribasso.

Si, forse hai ragione. Credo che il termine più corretto non sia choosy, ma picky (esigenti). Io non credo che il Ministro intendesse dire che i giovani sono schizzinosi. Semplicemente, se ci si va a riascoltare il discorso, suggerisce ai giovani di entrare per prima cosa nel mondo del lavoro e poi, a quel punto, valutare le opzioni e ritagliarsi un ruolo. E’ lo stesso consiglio che avrei dato anch’io, dopo anni da direttore delle risorse umane.

Tu sei un liberal convinto, un democratico all’americana. Tra la vittoria di Renzi e quella di Obama, quale sacrificheresti?

(Ride) Io non sacrificherei nessuna delle due, ma se proprio devo scegliere guarderei il mio orticello e sacrificherei molto a malincuore Obama. Certo, immaginare un paese come gli Stati Uniti che si ritrova per vicepresidente un ultraconservatore come Ryan mi fa paura. Soprattutto perché, si sa, nel mondo di oggi il riverbero potrebbe essere fortissimo.

Un’ultima domanda: nel tuo libro chiedi a ciascuno dei tuoi interlocutori di raccontarti un momento di cambiamento nella loro vita. Se te la senti, ora tocca te!

Ma certo! Tra i tanti, credo che il cambiamento più importante della mia vita, sia stato quando mi sono trasferito a Londra e da italiano in Italia sono diventato un italiano all’estero. Ho visto realtà per noi impossibili, un’altra cultura dei diritti e della legalità. Sono entrato in contatto con una cultura della democrazia completamente diversa. Se oggi sono quello che sono, lo devo anche un po’ a quest’esperienza.

Ah, dimenticavo. Adesso che in Lombardia si torna a votare, chi candideranno i renziani del Pd?

Nessuna candidatura di area, l’abbiamo detto. Certo, io spero tanto che si candidi Civati, sarebbe un bel segno di discontinuità…

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook