Eugenio Furia
Appapà
27 Ottobre Ott 2012 0928 27 ottobre 2012

Padri che fumano mentre portano il passeggino (invidia patris #2)

Ho involontariamente incrociato i dati dell'inquinamento nell'aria di Manhattan citati l'altra sera da David Letterman durante un suo show e le foto di Naomi Watts con compagno e figli nelle strade sempre più pedonal-biciclettizzate della Grande Mela (invidiabili, sì, ma senza la mascherina antismog li fate uscire?) per giungere a una conclusione: più “leggeri” dei vip ci sono solo quei padri – ma anche quelle madri – che fumano mentre portano il passeggino, denotando un approccio light alla padritudine \ mammitudine – e alla vita.
I vip in versione genitoriale, esistendo in 9 casi su 10 solo in fotografia, sono quanto di più artefatto possa esistere (ecco perché le riviste patinate ne sono piene), e spesso nascondono dietro l'oleografia della famiglia felice la maschera di una vita di dissoluzioni e tradimenti, per indossare quella di testimonial più o meno occulti di marchi di moda. O di protagonisti di un nuovo film.

Si va da Brad Pitt con i suoi 6 bambini, pluri-immortalato con tanto di didascalia-sottotesto indotta della serie «ma come fa?» – quasi non avesse un team ad personam per la prole essendo così condannato a una pazzia certa, al pari di quelle donne dei Paesi del Nord Europa con passeggini multipli tipo dog sitter – a Bruce Willis che si definisce «un macho col biberon» (titolo letto quest'estate su Grazia).
Ringrazio Vanity Fairla lettura (nascosta) preferita dei mariti – per avermi illuminato su Robbie Williams (da quando ha saputo che sarebbe diventato papà ha somatizzato così tanto da avere le nausee!) e più di recente su Morgan («La mia seconda vita dopo la mia seconda figlia», cito a memoria); molto più tenero Valerio Mastandrea su Gioia (alla profezia dei Maya sulla fine del mondo non ha mai creduto, pare, finché non è nato suo figlio «e allora un po' ci penso»).

PS. Ai padri non vip resta solo la possibilità di interpretare la “leggerezza” della quale vengono spesso accusati – soprattutto dalle mogli, talvolta da cognate o suocere, raramente dalle mamme – come “levità” e non come “disattenzione”. Ma sigarette e telefonini, vi prego, no!

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