The Ghost Writer
27 Ottobre Ott 2012 1209 27 ottobre 2012

Rosy Bindi oggi è inquieta. Noi lo eravamo già e lo saremo ancora

L’inquietudine che Rosy Bindi fa sapere di provare alla notizia della condanna di Berlusconi è un sentimento complesso che può essere condiviso, ma sul quale non sono inutili considerazioni generali.
La presidente del Pd afferma inquietudine nel sapere che «un imprenditore condannato [ancorché in primo grado] per frode fiscale, sia stato a lungo presidente del Consiglio».
A ben vedere questo condivisibile sentimento non è espresso in modo perfettamente coerente con il contesto che lo determina: lo sarebbe di fronte a una rivelazione inedita e assolutamente inaspettata mentre non può esserlo di fronte alla conferma di un sospetto profondamente radicato.
Tuttavia non c’è codice etico o rinnovamento della politica che ci possa mettere al sicuro da tali sorprese. La natura dell’uomo, quale che sia la sua funzione pubblica, rimarrà sempre imperscrutabile come lo resteranno i casi che, combinati con la sua natura, ne determineranno l’azione pubblica o privata.
Si dovrà trascendere dalla vicenda dell’intera parabola Berlusconiana, perché quando la posta in gioco è tanto alta un’inquietudine preventiva è legittima nei confronti di moltissimi protagonisti che occupano la scena pubblica. Si tratta di un sentimento inafferrabile e che è impossibile da ordinare in un contesto preciso: come ha realizzato Pessoa, l’unica sistematicità che gli si può dare è quella data da fortunati frammenti di lucidità.
La verità è che non potremo mai integrare i collegi dei probiviri o le commissioni di controllo con delle Parche disposte a rapporti confidenziali sulla trama del tessuto che fileranno. Non disporremo mai di adeguate batterie di precox, capaci di prevedere gli illeciti futuri come avveniva in quel bel film di Spielberg, Minority report. Tantomeno potremo mai fare affidamento su suggestioni medianiche, capaci al più – ed è capitato – di confondere il nome di una via con quello di una città.
La frode fiscale di Berlusconi è immanente: come tale ha conseguenze precise e genera un’insicurezza quasi occasionale. La condanna all’inquietudine che riguarda tutti noi è invece ben passata in giudicato: incontrovertibile chiunque riguardi, vi siamo tenuti nella misura in cui teniamo a qualcosa, che sia la nostra casa, la nostra famiglia o il nostro Paese.
Rosy Bindi, concludendo, non dovrebbe dirsi inquieta per ciò che il tribunale ha scoperto di Berlusconi. Pensando all’amministrazione della cosa pubblica dovrebbe esserlo stata sempre, e bene farebbe a continuare a esserlo come tutti noi. Perché proprio nessuno oggi – al netto di un pessimismo che potrebbe sembrare fuori misura – ha ragione di sentirsi al sicuro.

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