Rodolfo Toè
Iota
28 Ottobre Ott 2012 0959 28 ottobre 2012

Ebdomadaria Balcanica #12

Cronaca di una settimana balcanica, tra sacro e profano.

BOSNIA ERZEGOVINA

Bajram Serif Mubarek Olsum : la Bosnia Erzegovina ha celebrato venerdì Bajram, la festa del sacrificio, una delle celebrazioni più importanti del calendario Islamico. La data della celebrazioni è stata al centro di un piccolo “caso”, protagonista del quale è stato Mustafa Cerić, capo storico della Comunità Islamica di Bosnia Erzegovina, responsabile di avere spostato la celebrazione da giovedì 25 ottobre (data seguita dalla gran parte dei musulmani dei Balcani Occidentali, e dalla Turchia) a venerdì 26 ottobre, allineandosi sulla decisione dei paesi arabi.

A Mostar, la popolazione Bosniaco-Musulmana ha presentato una petizione affinché la città sia divisa in sei municipalità, su basi etniche. Secondo i promotori, sarebbe questo l'unico modo per garantire alla comunità musulmana di non essere discriminata.

CROAZIA

Il Presidente Croato Ivo Josipović ha bollato come prive di fondamento le voci che vedono come possibile il rinvio dell'ingresso della Croazia in Unione Europea, previsto per il primo luglio 2013: “ribadisco categoricamente che la Germania è un governo amico, che non bloccherà mai il nostro ingresso in Europa”.

Produttori di latte in sciopero: rivendicano l'aumento del prezzo del latte all'origine, chiedendo il passaggio da 2,10 kune a 4,05 kune per litro.

MACEDONIA

Il Governo della Macedonia ha adottato un programma quinquennale a supporto del settore agricolo e rurale. Valore del piano: 725 milioni di €.

L'agricoltura ci sarà, ma servono braccia: Spiro Ristowski, Ministro delle Politiche Sociali, ha annunciato che il Governo sta lavorando a nuove misure che dovrebbero mirare a favorire la natalità in Macedonia, dopo che il Primo Ministro Nikola Gruevski ha dedicato un intero discorso, martedì, alla crisi demografica del Paese. Al momento, il tasso di fertilità Macedone è di 1,4 nuovi nati per madre, ben al di sotto della soglia di sostituzione, che è del 2,1.

MONTENEGRO

Filip Vujanović, Presidente della Repubblica Montenegrina, ha espresso la sua fiducia nel fatto che il Montenegro diventi membro della NATO entro il 2018. La vittoria di Djukanović inoltre, secondo Vujanović, “non rallenterà il progresso del Paese in Europa”.

Continuano le consultazioni per la formazione di un nuovo esecutivo, dopo le elezioni politiche del 14 ottobre che hanno premiato Milo Djukanović. Per governare, Djukanović potrebbe avere bisogno del sostegno decisivo dei partiti rappresentativi delle minoranze etniche del Paese.

SERBIA

La Serbia dovrebbe concludere un accordo con il Fondo Monetario Internazionale nelle prossime settimane, fa sapere il Ministro per le Finanze e l'Economia, Mlađan Dinkić. Nel frattempo, il Governo ha licenziato la prima bozza del Bilancio Statale per l'anno 2013: il deficit nelle finanze pubbliche è previsto al 3,3%; nella bozza, il PIL dovrebbe crescere del 2%.

Un sondaggio realizzato dall'agenzia Ipsos dimostra che il 48% dei cittadini Serbi è a favore dell'Unione Europea. Il 33% è contrario.

I rapporti tra la Slovenia e la Serbia vanno alla grande: per lo meno questo è quello che dichiarano i Ministri degli Esteri dei due Paesi, incontratisi nella capitale Slovena venerdì: “i rapporti tra i nostri due Paesi sono esemplari all'interno della regione, nonostante permangano alcune difficoltà legate alla dissoluzione della Jugoslavia”, ha dichiarato Ivan Mrkić, ministro degli Esteri Serbo. All'ordine del giorno, tra le altre cose, la cooperazione tra i due Governi per la costruzione del gasdotto “South Stream”.

In Kosovo, violente manifestazioni del partito nazionalista albanese “Vetevendosje!” si sono opposte alla prospettiva di riaprire negoziati con Belgrado. “Vetevendosje!” È la terza forza politica nel Parlamento di Pristina. Il Primo Ministro Hasim Thaçi ha condannato le violenze ed ha chiesto al leader del movimento, Albin Kurti, di “non portare nelle strade un dibattito che dovrebbe farsi all'interno delle istituzioni”.

SLOVENIA

Crisi in Slovenia : il Paese è sempre a rischio default. La scorsa settimana Ljubljana è riuscita a piazzare sui mercati internazionali obbligazioni statali a scadenza decennale per un valore di 1,7 miliardi di euro con un interesse del 5,5%. I titoli erano denominati in dollari americani e la loro vendita, a giudizio del Ministro delle Finanze Janez Susterić, è andata a buon fine : questo dovrebbe permettere temporaneamente alla Slovenia di migliorare lo stato delle proprie finanze pubbliche.

Mentre il mondo guarda alle elezioni americane, in Slovenia è cominciata la campagna elettorale per le prossime presidenziali dell'11 novembre. Il Presidente uscente Danilo Türk è per il momento in vantaggio nei sondaggi (46,5%) rispetto ai suoi avversari, Borut Pahor (23%) e Milan Zver (20,1%). Il primo dibattito presidenziale ha sottolineato la grande somiglianza dei tre candidati, soprattutto per quanto riguarda il loro sostegno alle riforme (delle pensioni e del lavoro) che saranno necessarie per uscire dalla crisi.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook