Aquí Madrid – Tertulias y cafés
28 Ottobre Ott 2012 1434 28 ottobre 2012

Spagna, il giornalismo muore?

Le bretelle che Pedro J. Ramírez indossa da sempre sono un po’ più logore. Il direttore del quotidiano spagnolo El Mundo si aggira nervoso tra i corridoi del suo giornale: dicono che non ami la sensazione di essere un peso per il gruppo Rcs, cui la sua Unidad editorial deve rendere conto.
Ma i dati parlano chiaro. E i caporedattori guardano all’Italia con speranza. «¡Hombre, la italiana! Come va il giornalismo là? Meglio no?», dicono all’unisono, quasi a chiedere conforto.
Fa un certo effetto varcare le grandi porte di vetro del secondo giornale più importante del Paese e vederlo così: gli open space impeccabili e colorati sono sempre più vuoti. C’è poco movimento. E molto nervosismo. Il clima, dopo un anno, è certo cambiato.
I giornalisti raccontano di una settimana estiva da incubo: 130 lavoratori in Ere (cassa integrazione) in poche ore. E rumors su altri tagli possibili in primavera fanno tremare le sedie rimaste occupate.
Le vendite sono crollate, la pubblicità è sprofondata. Il gruppo iberico ha chiuso il primo semestre con un Ebitda in perdita di 27,4 milioni di euro e i guadagni pubblicitari sono scesi a 95,7 milioni: 20 in meno rispetto allo stesso periodo del 2011.
A tirare avanti è l’online, ma c’è chi dice che presto sarà tutto a pagamento per coprire il gigantesco buco di bilancio.
«No. Non siamo sull’orlo del precipizio. La Spagna c’è già dentro», racconta un cronista. E l’informazione è la prima a soffrirne: il quotidiano Publico ha chiuso - o meglio vive d'online senza retribuire i collaboratori - e anche il gruppo Prisa, nonostante l'affaire Huffingtonpost.es, è in rosso.
Tra sezioni accorpate e giornalisti cacciati, nella sede madrilena di via San Luis mancano perfino gli stagisti. In Spagna per legge devono essere retribuiti per metà dall’università, per metà dall’azienda, così sono saltati anche loro.
Alla macchinetta del caffè un amico mi confessa: «Sai che nei bagni hanno tolto perfino l’acqua calda?». Insomma, qui si vive alla giornata.
«È la fine del mestiere? Non lo so. Qualcosa deve pur cambiare», spera un caposervizio di elmundo.es.

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