Vincenzo Maddaloni
Step by Step
29 Ottobre Ott 2012 1533 29 ottobre 2012

Con il cuore sopra Berlino Est

Quel che resta di Clärchens Ballhaus (Augustrasse, 24) il cabaret che più di ogni altro è radicato nella Storia di Berlino. Si inaugurò nel 1913 e divenne uno dei locali più frequentati durante la Repubblica di Weimar

Ho intitolato il blog “Step by step” come il leit motiv di Cabaret con Liza Minelli protagonista, perché il film è ambientato a Berlino dove risiedo e perché questa città da sempre, pone degli inquietanti interrogativi . Come questi: il fermento dei faraonici cantieri edilizi nella capitale, e l’interesse esponenziale per Berlino Est dei turisti (in maggioranza italiani) sono delle semplici curiosità dei nuovi tempi oppure nascondono qualcosa di più profondo?

Va subito detto che i più continuano a considerare il crollo del Muro di Berlino, dell’Urss e di tutto il sistema comunista come una “vittoria”, non soffermandosi sulle “anomalie” che ne sono nate al livello globale. Una tra queste è il cambio di mentalità incoraggiato dalla società dei consumi, secondo il quale la felicità vera risiede nell’acquisizione di oggetti, nell’accumulo delle cose non nei valori di ogni singolo individuo che forma la comunità.

Il risultato è che ogni giorno in Europa ( e non solo) vengono cancellati migliaia di posti di lavoro senza che alcuno pensi a difenderli, a meno che non sia minacciato il proprio interesse personale. Insomma le lotte sono diventate esclusivamente di categoria, con la tendenza ad evitare che alcunché le subordini a qualcosa di più generale. Cosicché in un mondo dove gli insoddisfatti si addizionano, ma non si aggregano l’etica della responsabilità individuale non è più considerata un valore, dal momento che la tecnica, rendendo gli effetti delle azioni più che mai imprevedibili, condiziona ogni iniziativa dell’individuo. Insomma, nel mercato tecnicizzato non c’è più spazio per l’agire, ma solo per il fare. E’ la nuova realtà nella quale ciascuno esegue azioni già descritte e prescritte dall’apparato, che poi è lo stesso mercato. Non a caso Hans Tietmeyer, ex governatore della Banca centrale tedesca, avvertì già nel 1998 che accanto al plebiscito delle urne esiste il «permanente plebiscito dei mercati mondiali». Infatti, è quello che da qualche tempo a questa parte stiamo assaporando.

Dunque non c’è libertà. Anche senza il Muro . E’ paradossale, eppure succede perché la più grande vittoria del sistema sta proprio nell’aver persuaso le genti che esso non pretende di essere perfetto, ma che tuttavia non esistono altre alternative. Sicché s’è venuta a creare una nuova scala dei valori nella quale le azioni non sono più classificate come morali o immorali, ma sono esaltate soltanto quelle supportate dal potere politico e dalla forza del denaro. E quindi, il sogno e con esso l’utopia sono diventati i sinonimi della trasgressione, sono considerati una minaccia. Stando così le cose c’è ancora spazio per sognare in un cambio di tendenza?

Beninteso, non voglio precipitarvi in un amarcord pilotato sui “ personaggi e i grandi eventi” del mondo degli anni del Muro, poiché essi hanno fatto di gran lunga il loro tempo. Piuttosto è uno spunto per ricordare ai più giovani quello che la società dei consumi mistifica o trascura, come per esempio la distinzione tra il nefasto, il superfluo e il necessario che dovrebbe riguardare ogni campo dell’attività umana. Infatti, la scomparsa dei “punti di riferimento” che caratterizza i nuovi tempi è fonte di grande malessere per le giovani generazioni poiché essa rammenta loro che il socialismo reale è crollato, senza che il capitalismo abbia offerto un qualcosa di valido in alternativa sul quale confidare.

La Clärchens Ballhaus (foto in alto) è il cabaret che più di ogni altro è radicato nella Storia di Berlino. Si inaugurò nel 1913 e divenne uno dei locali più frequentati durante la Repubblica di Weimar. Continuò a funzionare per tutta la durata del il nazismo, e si spense durante gli anni di governo comunista perché il quartiere che include la Clärchens Ballhaus , era di là del Muro. Dal 2005 a gestirla è una coppia di tedeschi che ogni giorno organizza una serata particolare di danze e di concerti, tra gli specchi e gli stucchi d’epoca dai quali è stata tolta soltanto la polvere per non svanirvi i segni del tempo. Il tutto su un grande sipario di palazzi che si dispiegano sulla Augustrasse e che rimangono l’espressione del Potere comunista e non comunista. Sicché il pensiero va subito ad Hegel quando sulla sconfitta di Napoleone a Waterloo scrisse che, « l’impotenza della vittoria non era mai stata così evidente», poiché la vittoria è potente, « soltanto quando ha un progetto politico e sociale da proporre».

Naturalmente questo è uno dei motivi per il quale l’utopia socialista sopravvive, sebbene sia dominante la capacità straordinaria del sistema finanziario mondiale di recuperare a proprio profitto ogni cosa che possa, «attirare l’attenzione, o distrarre, o far pensare ad altro, o più precisamente ad impedire di pensare», come avverte Alain de Benoist uno dei maggiori esponenti - guarda caso - della destra francese . Allora, se questa vittoria del capitalismo ha proposto un “nuovo” che è poi il kitsch del mercato, il trash, senza tenere in alcun conto la “verità morale” , perché stupirsi se i giovani cercano un riparo dietro il Muro? Perché - a sentir loro - vi ci si può almeno sognare. vincenzomaddaloni.it

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